Recensione Nymphomaniac di Lars Von Trier

Recensione Nymphomaniac di Lars Von Trier

E’ finalmente uscito al cinema anche in Italia l’attesissimo nuovo film di Lars Von Trier ‘Nymphomaniac’ con Charlotte Gainsbourg


Nymphomaniac è il 14esimo film del regista Lars Von Trier cofirmatario del manifesto cinematografico Dogma 95 e vincitore più volte, per vari premi, al festival di Cannes. Questo suo ultimo lavoro è una sorta di biografia di una ninfomane, Jo, a partire dall’infanzia, la scoperta del sesso, fino all’età adulta attraverso innumerevoli amanti, deviazioni sessuali e pulsioni. Il tutto raccontato a un estraneo e suddiviso in 8 capitoli e in due parti (la prima è uscita il 3 aprile mentre la seconda uscirà il 24 aprile, distribuito dalla GoodFilms). Questa recensione parlerà del film nella sua interezza, quindi compresa la seconda parte.

Lo scandaloso Lars è tornato! Dopo la commedia (Il grande capo), il musical (Dancer in the dark), la fantascienza (Melancholia) e l’horror (Antichrist), tutti trattati in maniera atipica, ecco il genere erotico per il nostro Lars e come tutti i suoi progetti è stato seguito da uno strascico di polemiche e gesti plateali (a Berlino ha sfoggiato una maglia contro Cannes, mentre il suo attore protagonista, Shia Laboeuf, ha disertato la conferenza stampa). Tutte mosse ad hoc per promuovere la pellicola e per confermare la sua immagine di autore ribelle. Se non bastasse questo ci si è messa anche la censura che ha tagliuzzato il film in varie parti lasciando una versione finale monca di circa sessanta minuti, forse più, suddivisa in due tranche da due ore l”una.

Diario di una ninfomane. Nymphomaniac è un ritratto divertente e divertito della vita di una sesso-dipendente, molto più riuscito nella prima parte e in fase calante nella seconda. Prima chiaramente si concentra sull’infanzia e sul periodo da teen ager affamata di sesso ma inesperta della nostra Jo e il risultato è squisitamente scandinavo. L’argomento sesso non è trattato ne con eccessivo rigore e serietà, ne mitizzandolo o accentuandone il lato scabroso. Il sesso è parte della nostra vita e della vita in generale e rispecchia aspetti comuni a varie discipline (dalla pesca alla musica classica). Spassosissime le sequenza di Jo e dell’amica B alle prese con la loro ribellione all’amore, con inni alla propria Vulva (Mea Vulva, Mea Maxima Vulva), giochi con i cucchiai e le cartine geografiche, il tutto condito da una colonna sonora spettacolare e ironica divisa tra Talkin Heads, Steppenwolf, Ramstein e Beethoven, Bach.

Nella seconda parte il divertimento scema -a parte una breve autocitazione che i fans apprezzeranno notevolmente- e il peso del film si fa sentire maggiormente. Il capitolo finale, che chiude il racconto di Jo e riporta la storia dall’inizio, non convince e porta a un’ultimissima sequenza scontata. Niente che infici il giudizio finale di un buon film, in pieno stile Von Trier, che regge il peso delle 4 ore, utilizza scene forti di sesso senza però strumentalizzarlo o parlare solo di quello, e soprattutto senza fare facili moralismi. La provocazione di Von Trier inizia prima del suo film, come al solito, ed è alimentata da una stampa abbindolata e complice.

E in definitiva, Von Trier o lo si ama o lo si odia, è proprio vero.





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