Recensione di “Lucy” di Luc Besson, Scarlett Johansson e Morgan Freeman

Recensione di “Lucy” di Luc Besson, Scarlett Johansson e Morgan Freeman

Dopo il deludente Cose Nostre – Malavita, Luc Besson torna ad entusiasmare il suo pubblico con un’ eroina di nome Lucy, interpretata da una super sexy Scarlett Johansson alla guida di una rivoluzione all’insegna della conoscenza


L’attrice newyorkese sveste i panni della magnetica aliena di Under the Skin per vestire quelli di Lucy, una donna che casualmente si trova invischiata in loschi affari. Il suo corpo verrà utilizzato per un esperimento scientifico che dovrebbe ucciderla salvo poi fornirle l’occasione di ribellarsi contro i propri aguzzini e guidare una vera e propria rivoluzione. In una società alienata e alienante si muove dunque Lucy, una Nikita del nuovo millennio, il cui nome è dovuto al celebre esemplare femmina di Australopithecus afarensis ritrovato nel 1973, che viene citata all’inizio e alla fine del film. L’attenzione di Luc Besson per l’universo femminile, già dimostrata con Nikita stessa ma anche con Léon e Il Quinto Elemento, si concretizza qui nel personaggio di Lucy. Una donna, questa, che potremmo considerare “mostruosa” poiché lo sviluppo progressivo delle sue capacità cognitive coinciderà con la perdita di umanità. Per sua fortuna, Scarlett Johansson si mette completamente a sua disposizione offrendogli una delle migliori performance della sua carriera e ricorrendo in modo criptico alla sua fisicità e la sua invidiabile sensualità. Lucy è stata infatti definita da molti una “sexy guerriera” che brinda in nome della conoscenza mentre gli uomini (il professor Morgan Freeman e il poliziotto parigino) a poco sembrano servirle o, come lei stessa sottolinea, se non altro come promemoria.

A 17 anni da Il Quinto Elemento, Luc Besson torna a cimentarsi nel genere sci-fi e, avvalendosi di Lucy, rivolge una forte critica alla società consumistica. Quella del regista francese è una riflessione esistenziale su un’umanità talmente ossessionata dal profitto e dal potere da non rivolgere abbastanza attenzioni all’applicazione di tutto il suo potenziale cognitivo. Ed è proprio l’ignoranza, secondo Lucy, a generare quel caos nel quale sono avvolte le nostre esistenze. L’eroina di Besson viaggia nel tempo e nello spazio per sottolineare come abbiamo “codificato l’esistenza per creare la dimensione umana” mentre è il tempo a rimanere l’unica unità di misura possibile. Un film apocalittico, dunque, che vede Lucy al centro del mondo ma il cui viaggio non si conclude con il ritorno alle origini, ma con la ricerca di una dimensione altra. Oltre alla filosofia scientifica e alla suo giudizio critico, Besson mixa, come suo solito, una buona dose di sano divertimento e spettacolarità, che omaggiano il cosiddetto cinema du look, in voga negli anni Novanta, di cui Besson, Beineix e Carax erano i maggiori rappresentanti.

A quanto pare, Lucy è un lavoro al quale Besson teneva in modo particolare come dimostrano i quasi dieci anni che ha impiegato per la stesura della sceneggiatura. Il film tiene evidentemente conto delle recenti scoperte in campo scientifico che rendono ancora più accattivante la sua visione. Il film è stato infatti prodotto dallo stesso Besson tramite la casa di produzione Virginie Besson-Silla per EuropaCorp.

Le riprese si sono svolte in parte alla Cité du Cinéma, considerata una sorta di Cinecittà francese e fondata nel 2012 dallo stesso Luc Besson. Nonostante tutte le critiche ricevute dalla sua presentazione in anteprima al Festival di Locarno ad oggi, Lucy è il film più riuscito di Luc Besson da dieci anni a questa parte. Il progetto del regista parigino, dopotutto, si è già rivelato un successo poiché, ancora prima dell’uscita in Italia e in altri paesi, a fronte dei soli 40 milioni di dollari investiti, ne ha già incassati complessivamente più di 300.

Lucy di Luc Besson, con Scarlett Johansson – Trailer

Rosa Maiuccaro





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