Recensione Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate, un addio dolce amaro

Recensione Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate, un addio dolce amaro

Terzo ed ultimo capitolo della trilogia de Lo Hobbit, l’ultimo saluto alla Terra di Mezzo e al fantasy di Jackson?


Dopo 13 lunghi anni e 6 film, si conclude l’imponente, rocambolesca e fantastica cavalcata tra i mondi della Terra di Mezzo di Peter Jackson e il suo team. Dietro gli occhiali 3D, scorrono copiose le lacrime del fan che ora si trova orfano. E mentre alcuni si rincuorano -o forse no- di un possibile reboot della saga de Il Signore degli Anelli, altri si rileggono i romanzo di Tolkien e altri si lamentano dell’eccessivo allungamento in tre capitoli del piccolo Lo Hobbit, o delle non perfetta con la versione cartacea

Sembra di vedere papà Tolkien leggere la favola della buona notte ai propri figli (d’altronde così nacque Lo Hobbit) alla fine del terzo capitolo de Lo Hobbit, in sala da oggi 17 dicembre. E sembra che Jackson usi le parole che Gandalf rivolge al suo amico Bilbo e alla sua compagnia, per congedarsi dal suo amato pubblico. “Dopotutto sei semplicemente un piccolo ometto in un mondo così vasto“. E’ per davvero solo un piccolo uomo il nostro Bilbo nella mastodontica seconda trilogia jacksoniana, non un eroe centrale ma uno dei tanti in una storia destinata alla distruzione, alla guerra in una landa grigia e desolata.

Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate riprende esattamente dal finale lasciato in sospeso circa un anno fa con il drago Smaug (doppiato da Benedict Cumberbatch in originale e da Luca Ward in originale) pronto a distruggere con ferocia e rabbia la piccola Pontelagolungo. Uno scontro tra ferro e fuoco, nelle vie strette e intricate del paesino lacustre, con Bard il barcaiolo che uccide il drago e diventa quindi il condottiero dell’armata di Pontelagolungo nella battaglia centrale del film, quella delle cinque armate. Nel frattempo Bilbo osserva tutto da distanza, mentre con la compagnia di nani con cui è arrivato a Erebor con Thorin Scudodiquercia, assettato di ricchezza, del tesoro di Smaug.

Uno dei problemi dell’iper esteso Hobbit è la difficoltà di giostrare i tanti diversi personaggi senza scegliere un singolo eroe, un singolo protagonista. Lo stesso Bilbo sembra entrare in scena a fatica e non è in grado di sgomitare per avere un ruolo predominante nella pellicola. Jackson decide di puntare con insistenza sul sentimento più basso e sporco della fame di ricchezza e potere che si impossessa di Thorin, ritratto come un Macbeth impazzito nella Erebor, simil castello, e lontano invece dai propri amici di un tempo.

Quello che questo adattamento de Lo Hobbit non può evitare in questo suo ultimo capitolo è la sua prevedibilità e debolezza nelle fondamenta della trama. Da un libricino per bambini è dura tirare fuori tre capitoli epici. E’ difficile non accostare questa trilogia a quella de Il signore degli anelli, più potente, più intriso di mitologia, di meraviglie visive, più incisivo nella storia. Jackson perde contro se stesso, anche se il paragone non si dovrebbe fare.

In ben due capitoli de Lo Hobbit, questo e l’ultimo, la mossa segreta, l’asso nella manica per ravvivare l’attenzione del pubblico, da parte di Jackson sembra essere solamente la storia d’amore proibita tra l’elfo Tauriel -la bella e criticata Evangeline Lilly– e il nano Kili. Un po’ troppo poco e un po’ fuori mira.

E’ un peccato dato che Jackson è sempre stato capace di corredare i propri mondi fantastici in CGI con storie interessanti e avvincenti, oltre all’utilizzo di un certo humor mai sciocco o infantile, che invece abbonda nel terzo capitolo. Bilbo potrà di certo aver trovato il senso dell’amicizia e del dovere e avere una bella storia da raccontare ma qui e la, nel corso dell’ultimo tragitto, Peter Jackson ha perso molta della sua magia.

Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate
Al cinema da oggi 17 dicembre
Regia di Peter Jackson, sceneggiatura di Peter Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens e Guillermo del Toro basata su “Lo Hobbit” di J. R. R. Tolkien. Fotografia di Andrew Lesnie, montaggio di Jabez Olssen, musiche di Howard Shore, costumi di Bob Buck e Ann Maskrey, special makeup di Richard Taylor, effetti speciali di Joe Letteri. Distribuito da Warner Bros. Italia. Durata: 2 ore e 24 minuti.

Cast: Ian McKellen (Gandalf il grigio), Martin Freeman (Bilbo Baggins), Evangeline Lilly (Tauriel), Hugo Weaving (Elrond), Orlando Bloom (Legolas), Benedict Cumberbatch (Smaug), Richard Armitage (Thorin Oakenshield), Cate Blanchett (Galadriel), Lee Pace (Thranduil), Luke Evans (Bard), Ken Stott (Balin), James Nesbitt (Bofur), Billy Connolly (Dain), Aidan Turner (Kili), Dean O’Gorman (Fili), Graham McTavish (Dwalin), Stephen Fry (Signore di Pontelagolungo), Ryan Gage (Alfrid), Mikael Persbrandt (Beorn), Sylvester McCoy (Radagast), Peter Hambleton (Gloin), John Callen (Oin), Mark Hadlow (Dori), Jed Brophy (Nori), William Kircher (Bifur), Stephen Hunter (Bombur), Adam Brown (Ori), John Bell (Bain), Manu Bennett (Azog), John Tui (Bolg), Ian Holm (Bilbo Anziano) e Christopher Lee (Saruman).





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