Recensione La Stirpe del Male

Recensione La Stirpe del Male

La Stirpe del Male è il nuovo horror in POV, a camera a mano, in sala dall’8 maggio, un viaggio nel satanismo con un piccolo anticristo in arrivo


Per la regia del duo Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, un paio dei nomi dietro al collettivo Radio Silence, è uscito l’8 maggio nei cinema italiani l’horror La Stirpe del Male con i giovani Allison Miller e Zach Gilford protagonisti. Trattasi di un nuovo esponente dell’horror in POV, ovvero in prima persona, dal punto di vista della telecamera, sempre a mano e sempre in maniera che sembri amatoriale, realistico. E purtroppo non è niente di nuovo e niente di memorabile. L’ennesima copia della copia.

Trama: Samantha e Zach sono due novelli sposini che decidono di festeggiare la loro luna di miele a Santo Domingo. Tutte le loro scorribande e momenti felici vengono immortalati dall’obbiettivo della telecamera di Zach, in ricordo del padre che li riprendeva sempre fin da piccoli. Dopo una sera di divertimenti in centro paese, i due vengono portati in uno strano locale underground, da un tassista molto sospetto. Si ubriacano e perdono i sensi, ma la telecamera riprende qualcosa di molto strano. Loro però non ne hanno ricordo e ripartono per New Orleans, dove, dopo pochi giorni, Sam scopre di essere incinta, nonostante prendesse la pillola. La gravidanza è molto travagliata e la giovane ragazza diventa violenta, irrequieta e inizia  stare molto male fisicamente. Non sa che in grembo sta portando il nuovo anticristo.

Dio benedica gli horror POV e le telecamere a mano. Frase detta da ben pochi fans dell’orrore ma stampata a lettere cubitali sulle porte dei vari registi in erba e produttori dalle tasche ben gonfie di denaro. Per fare un film del genere serve davvero poco: una telecamerina in HD, qualche amico, davvero pochissimi soldi, poca tecnica, poche idee, giusto un paio che spaventino per bene, e non servono neanche attori veri o registi veri, perchè deve sembrare tutto vero, tutto found footage, ed è inutile fare i bravi attori o appunto recitare. Diede il via a tutto The Blair Witch Project (ancora oggi odiatissimo ma è indubbiamente un precursore -d’accordo c’è Cannibal Holocaust e altri- e di buon livello), seguirono le saghe, quella di REC, poi Paranormal Activity, V/H/S o i film singoli, e qui davvero la lista diventa infinita, Chernobyl diaries, ESP per dirne giusto un paio.

In parole povere, troppi! E soprattutto, tutti uguali. Nessuna variazione di trama, nessuna idea nuova, persino la struttura interna è identica al millimetro, anzi al secondo. 45 minuti di “noia”, o comunque di vita quotidiana, normale, poi i primi due spaventoni, il cambio di ‘regia’, con l’utilizzo di più punti di vista, un altro paio di spaventoni ed infine un finale confusionario che però apre inevitabilmente a uno o più seguiti. Ecco, La Stirpe del Male è proprio questo, un film già visto troppe volte.

Non si discute che abbia alcune trovate tecniche interessanti, soprattutto perchè all’interno di un prodotto di basso livello, ma non ci si può soffermare solo su queste cose. Questo è una tecnica di ripresa che si sposa alla perfezione con il genere horror e che riesce a tirare fuori il terrore con molta facilità -e furbizia- ma che non può andare avanti in eterno con le stesse cose. Servono sceneggiatori, serve varietà (anche il satanismo a la Rosemary’s Baby è stantio dopo il capolavoro di Polanski), serve spendere più tempo in fase di progettazione e meno in fase di realizzazione, che è già comunque misero. Serve infine che guadagnino meno, o il cambio di rotta non lo avremo mai. Diciamo tutti basta! [l.f.]

Il film è attualmente al cinema a soli 3 euro con La festa del cinema.





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