Recensione Godzilla – Un mostro vedo non vedo deludente

Recensione Godzilla – Un mostro vedo non vedo deludente

Godzilla di Gareth Edwards, la recensione di una delusione cocente


Ieri sera, 15 maggio, è uscito in tutti i cinema italiani Godzilla di Gareth Edwards, reboot della saga giapponese con il mostro più celebre del cinema. Siamo andati a vederlo nella versione 3D, con tante belle aspettative e la voglia di tornare bambini, ma non è bastata. Il nuovo Godzilla è simpatico, è il difensore della terra, ma lo si vede rarissimamente e in un film che prevede scontri tra mostri giganti e Godzilla stesso come protagonista, bè è un difetto non da poco. La recensione delusa.

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Messo alle spalle l’orripilante primo tentativo a stelle e strisce, targato Emmerich nel 1998, gli americani ci riprovano con Godzilla, un mostro giapponese che ha regalato 28 capitoli di grande divertimento in patria. Ci riprovano con il giovane Gareth Edwards, divenuto celebre proprio per un monster movie, Monsters, girato con due lire, molto suggestivo e accattivante. Sembrava tutto preparato al meglio, se si pensa anche alla co produzione della casa nipponica Toho, la mamma del Godzilla originale. Eppure ci siamo ritrovati davanti all’ennesimo catastrophic movie hollywoodiano abbondante di effetti speciali, belle persone, ma tra le cose più lontane da un kaiju eiga (film di mostri giganti). Il dramma prevale sull’argomento principe di un film simile: il casino, la distruzione, il combattimento tra due bestie alte 100 metri.

Fin dai tempi di Cloverfield, il meccanismo USA è sempre lo stesso: vedo non vedo. Perchè farà più figo, non ne ho idea, ma lo fanno in continuazione. Godzilla e i suoi rivali, i M.U.T.O, non sono quasi mai ripresi a figura intera, ne vediamo le zampone enormi, le ali, alcuni particolari, ma mai interamente. Li vediamo di notte, quindi con poca luce, o sotto la pioggia, o in mezzo alle nubi. Mai una ripresa netta, pulita! Siamo venuti per vedere Godzilla e lo abbiamo visto di sfuggita.

Centrale invece la storia di Ford (Aaron Taylor Johnson) e della sua famiglia (la moglie interpretata dalla bella Elizabeth Olsen e il padre è Bryan Cranston), che che hanno vissuto sulla propria pelle, tragicamente la genesi di questi nuovi mostri e alla fine, tra mille peripezie, cercano di ritrovarsi. Troppo, decisamente troppo spazio dedicato a qualcosa che sinceramente non interesse oltre un certo livello. E’ il tipico canovaccio hollywoodiano, -la famigliola, il militare, l’abbraccio finale- che è totalmente fuori luogo.  Nei Godzilla originali, c’era si il dramma, la storia umana, l’amore e la famiglia al centro di una catastrofe, ma erano misurati e mai, MAI invadenti.

Le uniche cose che si salvano sono le scelte apportate rispetto al Godzilla di Emmerich, scelte dai vari capitoli originali. Per esempio è interessante che questa volta Godzilla sia “buono”, e difenda la nostra terra (in realtà sua, essendo il suo giardino), come è interessante che siano andati a pescare la capacità del mostro di sparare raggi mortali dalla bocca, previa canalizzazione della potenza tramite le squame sulla schiena. Anche il finale è molto gagliardo, ma arriva troppo tardi ed è troppo breve. Finalmente c’è uno scontro, ma il nervosismo è ormai alle stelle.

Si, nervosismo, perchè il mostro non mostro (gioco di parole) può funzionare nelle fase iniziali. Poi basta. Insomma, un passo avanti rispetto al disastroso primo tentativo del 1998, ma anche questo capitolo non eccelle certamente. Semplicemente è bocciato per altri motivi. A quanto leggo però, gli spettatori medi sono in visibilio, peccato che i fans lo siano molto meno. Vedremo come evolve la saga (trilogia minimo) ma le premesse non sono certo buone. [l.f.]

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