Recensione Everest di Baltasar Kormàkur con Jake Gyllenhaal

Recensione Everest di Baltasar Kormàkur con Jake Gyllenhaal

Everest – recensione del film sul viaggio senza ritorno già raccontato dal bestseller mondiale “Aria sottile” di Jon Krakauer con protagonisti Jake Gyllenhaal, Keira Knightley e Josh Brolin


Dopo l’apertura della Mostra del Cinema di Venezia sbarca finalmente nelle nostre sale Everest, il film del regista islandese Baltasar Kormàkur (Contraband) con un cast di stelle e la responsabilità di raccontare una storia realmente accaduta.

Sono Jake Gyllenhaal, Josh Brolin e Jason Clarke e ad intepretare alcuni degli alpinisti che si avventurarono nella scalata della vetta più alta del mondo e che, in alcuni casi, non fecero più ritorno.

Everest racconta la storia di un sogno, di una straordinaria avventura e di una rischiosissima sfida alle paure e ai limiti umani ma anche di un lucro, di un lutto e di un’irrimediabile sconfitta.

Bravissimi gli interpreti, appena sufficiente la sceneggiatura ma certamente ottima la regia di un cineasta che accoglie con entusiasmo un compito di cui non sempre si dimostra all’altezza. Cliccate qui per leggere il nostro approfondimento da Venezia 72.

La tragica esperienza del gruppo Adventure Consultants che nel 1996 perse la vita nel tentativo di ridiscendere l’Everest raccontata nel bestseller Aria Sottile di Jon Krakauer (l’autore di Into the Wild) viene raccontata in modo un po’ troppo superficiale e a tratti buonista.

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Se la loro impresa vi appare già inutile e non comprendete bene i motivi per cui un uomo dovrebbe intraprendere un cammino del genere allora Everest non è certamente il film che fa per voi.

Kormàkur non si preoccupa dopotutto di raccontarci le vite di questi uomini e i motivi che li spingono a sacrificare la loro stessa vita per realizzare un sogno impossibile.

La sua attenzione è rivolta al loro dramma e a quello delle loro famiglie costrette ad accettare prima la loro scelta e poi il loro ineluttabile destino.

Alla spettacolarità delle riprese in loco, delle bufere di neve e delle precipitose alture non fa da contraltare una tensione sufficiente a catapultare lo spettatore nell’esperienza in 3D di Everest.

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Tanto per intenderci al film di Kormàkur manca la suspense di 127 ore, brillantemente scritto e diretto da Danny Boyle che raccontava la vera storia dell’escursionista Aron Ralston (James Franco) che rimase bloccato in uno stretto canyon nello Utah, con un braccio schiacciato da un masso distaccatosi dalla roccia per quasi cinque giorni.

Al contrario di Everest, costituito da una prima ora piuttosto fiacca, il film del regista di The Millionaire, riusciva ad incollare lo spettatore per tutti e 90 i minuti nonostante il protagonista rimanga immobile per la maggior parte del tempo.

Un lavoro eccellente, così come quello di Alfonso Cuaron in Gravity, che ci appassionava con l’avvincente missione spaziale della dottoressa Ryan Stone interpretata da Sandra Bullock.

Peccato che lo stesso non possa dirsi di Everest che, nonostante le premesse, rimane un film bloccato dalle sue stesse ambizioni e si limita a raccontarci un dramma familiare senza sfruttare il potenziale dell’impresa in questione.

di Rosa Maiuccaro

Il trailer di Everest

https://www.youtube.com/watch?v=PBTjqcv6u04 https://www.youtube.com/watch?v=





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