Recensione Annabelle – L’horror senza Dio

Recensione Annabelle – L’horror senza Dio

Recensione dell’horror Annabelle, prequel di The Conjuring – L’evocazione, al cinema dal 2 ottobre


Annabelle Recensione. Di John R. Leonetti, scritto da Gary Dauberman. Interpreti: Ward Horton, Annabelle Wallis, Alfre Woodard, Tony Amendola, Kerry O’Malley. Prequel o e volete spin off di L’evocazione – The Conjuring, di James Wan e il cui direttore della fotografia era proprio Leonetti.

Passo indietro allora. Meno male che c’è James Wan. Da giovinastro creò l’affascinante figura di Jigsaw l’enigmista, ovvero il protagonista della saga Saw (di cui ha girato solo il primo capitolo, abbandonandola a una vera e propria exploitation giunta a un capitolo di troppo, ma anche tre o quattro), una volta cresciuto -parliamo pur sempre di un classe 77- e aver “sprecato” due horror, è entrato in pieno nelle nuova wave dell’horror contemporaneo di cui fanno parte moltissimi indipendenti come Ti West, Ben Wheatley, Lucky McKee ma anche i Radio Silence, Adam Wingard. Se non fosse che Wan è l’unico che lavora con budget mostruosi. A parte questo, sono un simpatico gruppetto che cerca di rendere l’horror un po’ più vario, autoriale e non sfornato come un prodotto di serie Z, in serie. Si si, persino Wan. La qualità dei loro prodotti è innegabile e si differenzia sostanzialmente dai pari per, le cose già dette ma anche per, non essere delle sonore prese in giro. Qui il terrore c’è, i salti sulla sedia sono genuini e c’è una competenza tecnica dietro l’obbiettivo che è evidente.

Ma sappiamo come funzionano gli studios, se una cosa tira, bisogna sfruttarla fino alle estreme conseguenze. Quindi Insidious 2, che poteva andare molto peggio e Annabelle, ovvero un prequel spin off tirato per i capelli. Solo che il buon Wan viene dirottato su altri lidi (Fast and furious…ma perchè??? Mentre Justin Lin, ovvero il padre dei capitoli dal 3 al chi se ne frega, finisce per essere promosso e dirigere True Detective 2. Il contrario no eh…) e a dirigere Annabelle piazzano il direttore della fotografia di tutti i lavori di Wan, John R. Leonetti, regista solo di Mortal Kombat, ovvero l’infanzia di tutti noi, e un altro inutile prequel-sequel-reboot-spinoff, The butterfly effect 2.

La trama di Annabelle: Annabelle è la bambola che tutti noi abbiamo intravisto in The Conjuring e su cui abbiamo fatto mille speculazioni. Torniamo indietro di qualche anno quindi, prima che la bambola finisse nella teca dei Warren, e scopriamo la storia di John Form, che ha trovato il regalo perfetto per sua moglie che a breve avrà un bambino; una bellissima e rara bambola vintage con indosso un abito candido con un fiocco rosso. La notte stessa, nella casa fa irruzione una setta satanica che attacca gli sposini. Sangue, terrore, desolazione, e una terrificante presenza che si impossessa cade sulla bambola.

Premesse pessime? Si, ma risultato finale insospettatamente buono. Oltre ad essere un ottimo direttore della fotografia, Leonetti, uomo di esperienza, “ricopia” la tecnica o il metodo Wan con molta bravura e Annabelle diventa un filmetto niente male. Che imita, è evidente, e la magia non viene alla perfezione. Perchè si, nessuno degli horror sopra citati poteva vantare una signora sceneggiatura e venivano salvati proprio da trovate e soluzione tecnico-registiche memorabili. Ecco a Leonetti manca quel guizzo, quel talento, che hanno i giovani d’oggi ma innegabilmente sa cosa fare, tuttavia fatica a far decollare una pellicola -se così possiamo ancora chiamarle nell’epoca del digitale, qui evidente- con dialoghi e storia proprio terra terra -exploitation…. E ancora una volta si salva in corner con un paio di scenette che valgono da sole il prezzo del biglietto. Roba che i La stirpe del male si sognano.

annabelle

Il diavolo non si batte, in tutti i sensi. Quando entra in scena, regala momenti di grande cinema e persino una bella citazione a una scena cult di Insidious. Messa da parte momentaneamente la bambola, vediamo il demone dalla fattezze simil caprine prendere il palcoscenico e l’impennata che prendono il pathos e l’angoscia è incalcolabile.

Per fortuna, inoltre, questo film è ingannatore. Sembra essere qualcosa delle serie “pupazzi pazzi, bambole assassine” (Leonetti curò la fotografia di La bambola assassina 3, agli esordi) ma finisce per non essere tale e invece trattare il tema del satanismo, e dell’anticristo, attingendo a pienissime mani da Rosemary’s Baby -l’appartamento dove vivono a Pasadena è un palese omaggio- senza per lo più coinvolgere esorcismi vari o scadere nella mediocrità come, lo ripeto per goduria, l’inutile La stirpe del male. E qui ritorno al titolo, Dio non esiste, Dio non c’è, Dio non ha potere, in Annabelle non c’è una componente buona, divina tale da fermare il maligno, il potere malvagio che terrorizza Lia e Mia. Lasciate perdere padre Perez, è li sono per fare presenza, per perpetrare il ruolo clichè del religioso, e vediamo benissimo come viene da subito spazzato -letteralmente- via.

Lo stesso finale, che non riveleremo per evitare spoiler, dimostra come la soluzione finale non arriva dall’aiuto divino ma da un sacrificio, dal concedere qualcosa alla bestia, ammettere quindi la propria sconfitta, la propria debolezza. La Chiesa si è sempre lamentata in maniera, sinceramente, fuori luogo di un certo tipo di horror dove era ammesso il potere di Satana e al contempo ne mostravano il fascino, ma si dimenticava, molto probabilmente per non averli visti i suddetti film ma averli criticati per partito preso, o per sinossi presa, che era sempre la religione, il sacro, l’uomo di chiesa a salvare capra e cavoli. Erano spottoni per la fede cristiana, ben più bacchettoni di molti sermoni della domenica. Lo stesso Esorcista, capolavoro senza tempo, vede un prete che si sacrifica ma che vince il maligno e che ritrova la fede, in un periodo di crisi esistenziale. Perchè criticarlo? E perchè invece non si dice nulla di Annabelle? Perchè ha avuto meno impatto sulla cultura popolare? Non che sia un capolavoro, quindi difficilmente sarà così, ma l’attenzione della critica cattolica, dovrebbe mirare con più cura.

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Luca Fallati





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