Povera Dolce vita, tra versioni porno e liti giuridiche

Povera Dolce vita, tra versioni porno e liti giuridiche

Cose da far rabbrividire i cinefili, e come suole dirsi, far rivoltare nella tomba Federico Fellini. Circa cinque anni fa,…


Cose da far rabbrividire i cinefili, e come suole dirsi, far rivoltare nella tomba Federico Fellini. Circa cinque anni fa, il film La dolce vita è stato rifatto in versione porno gay, nel suo genere era il più costoso film di sempre. Pochi avrebbero immaginato che tal remake avrebbe dato luogo alla lunga diatriba giuridica su chi detiene i diritti originali.

 

Il film porno è stato prodotto da Michael Lucas, la cui società è stata prontamente citata in giudizio dalla International Media Films, che vanta il diritto d’autore sull’opera di Fellini. Un giudice ha stabilito però che la IMF non ha mostrato sufficienti elementi di prova che dimostrassero la proprietà del copyright. Tuttavia, la IMF ha nei fatti continuato a mantenerla arrogandosi il diritto di concedere in licenza il film negli Stati Uniti. Cose che ha indotto una nuova causa. A sollecitarla è stata, lo scorso novembre, la Paramount, affermando che la IMF non è detentore del diritto.

E secondo alcuni sarebbe proprio la Paramount ad aver “aiutato” a suo tempo Lucas a rintracciare le carte che smentirebbero la IMF la quale sosteneva, sulla base di vecchi contratti italiani ritenuti di dubbia autenticità, che i diritti del film fossero stati venduti e rivenduti e rivenduti e così via, passando attraverso circa una mezza dozzina di aziende in tutto il mondo. Alla fine, il giudice ha alzato le mani, stabilendo che la IMF non aveva dimostrato i suoi diritti e notando casualmente che “è possibile che il film di Fellini sia di dominio pubblico.”

Lungi dal porre fine alla questione, la controversia tra IMF e Paramount è diventata più intensa negli anni successivi. In causa anche il film del 50° anniversario (1960- 2010) che ha spinto entrambe le società a creare DVD in edizione cinematografica e ristampe in Blu-ray.
Risultato, IMF ha chiesto ai distributori il ritiro del film della Paramount; e la Paramount come risposta
il mese scorso ha presentato una mozione di giudizio parziale visto che il giudice di New York nel caso Lucas aveva stabilito che IMF non era riuscita a provare la proprietà del copyright sull’opera.
IMF ha replicato dicendo che la Paramount ha esagerato e che avrebbe anche svolto un ruolo importante ma sotterraneo nel caso di Lucas. E che non sia intervenuta per non perdere la faccia, visto che si trattata di un porno. In conclusione IMF ritiene che le affermazioni di Paramount non siano particolarmente forti e che, al contrario, la “catena di contratti” che dimostrano i vari passaggi di mano dei diritti, sia percorribile.

Se un giudice accettasse questa teoria potrebbe accadere che in un’aula di tribunale si debba esaminare la storia di 50 anni e più de La dolce vita, e i vari accordi che hanno permesso al film di essere distribuito in tutto il mondo. E molti esperti internazionali di cinema sarebbero chiamati a relazionare. Giustizia spettacolo?





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