Oscar 2015 Whiplash – Ecco perchè è un grande film

Oscar 2015 Whiplash – Ecco perchè è un grande film

Whiplash, il film indie di Chazelle, ha vinto 3 Oscar con un pizzico di sorpresa degli esperti, ma li merita tutti, e forse anche di più


Quando si esce dalla visione di Whiplash si è allo stesso modo frastornati e elettrizzati da quello che ci è stato lanciato ed urlato addosso in 105 minuti scarsi. Una pellicola dalla potenza devastante che non può non lasciare indifferenti. Un miracolo di tecnica ed equilibrio, un’orchestra i cui elementi suonano in perfetta simbiosi sotto il ritmo perfetto e costante dato dalla batteria di Chazelle.

Whiplash nasce due anni fa sotto forma di cortometraggio in concorso alla Mecca del cinema indipendente, il Sundance Festival di Robert Redford, la piattaforma di lancio di molti grandissimi registi contemporanei (Wes Anderson, Paul Thomas Anderson, Aronofsky, Tarantino, per dirne alcuni). Se non sei nato sotto l’ala di un grande studio, questo è il passaggio obbligatorio, il posto dove staccare il biglietto d’oro. Damien Chazelle nasce da qui e con Whiplash sbanca, non una ma due volte.

Chazelle, classe 1985, si avete letto bene, si presenta nel 2013 con un corto, il jazz e il rapporto allievo-maestro sono al centro del racconto. Non è male, meriterebbe di essere ampliato il discorso e per questo motivo il Sundance lo premia. Con i soldi guadagnati, riesce a trasformarlo in un lungometraggio e l’anno dopo si ripresenta al Sundance, dove vince anche stavolta.

Gira Whiplash in 19 giorni, neanche 3 settimane per mettere insieme il materiale che ne farà un film vincitore di 3 premi Oscar (attore non protagonista a JK Simmons, stratosferico, per il montaggio e per il sonoro, premi tecnici ma non da poco). Detto in parole semplici Whiplash è una vera bomba. Uno di quei film che ti rimane dentro dopo la visione e rimane per tanti e tanti giorni. Forza visiva, forza sonora, forza del linguaggio cinematografico con cui scherza e con cui sperimenta.

Whiplash è un film di genere, musicale ma thriller, persino di guerra, uno scontro epico, di ego, di spirito, tra due facce della stessa medaglia. Non è un film sul jazz, il jazz è solo secondario, uno strumento, un pretesto, un mezzo per arrivare ad altro. Poteva benissimo raccontare la storia di uno sbattitore di tappeti o di sbattitore di uova (e sarebbe stato bello comunque). Whiplash parla di commitment, di determinazione, di voglia, di fame, di necessità psicofisica di essere il migliore, sempre e comunque.

Inutile lamentarsi che quello non è il vero jazz, che non ci si comporta così in una band simile. Lasciate perdere, godetevi le meravigliose sequenze musicali, i brani (Whiplash e Caravan) eseguiti e provati fino al vero e proprio sfinimento, godeteveli per come sono presentati, ma non perdetevi troppo a sindacare quanto sia verosimile quella situazione. E’ cinema, prima di tutto, ed è sempre un mero mezzo il jazz, lo ripetiamo.

Una rullata di batteria in Whiplash vale più di una fucilata propagandistica di American Sniper, uno scontro tra Fletcher e Andrew vale di più di un duello tra gli attori di Birdman, l’evoluzione e la crescita di Andrew sono più impressionanti della maturazione di Miles in Boyhood. Whiplash è senza dubbio il film dell’anno.

Miles Teller and J.K. Simmons in WHIPLASH.
Miles Teller and J.K. Simmons in WHIPLASH.




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