Oscar 2015 – Il meglio e il peggio della nottata

Oscar 2015 – Il meglio e il peggio della nottata

Un riassunto della cerimonia degli Oscar, cosa ha funzionato e cosa no


Vi siete persi l’interminabile cerimonia LIVE degli Oscar 2015? Non c’è problema, vi facciamo un degno riassunto noi, sia con il meglio della nottata e sia con il peggio. Se siete interessati ai vincitori, li trovate qua.

IL MEGLIO

-Lady Gaga e l’omaggio a Tutti insieme appassionatamente-
Era molto attesa la presenza di Lady Gaga, apparsa sul tappeto rosso con un abito bianco molto bello ma con dei guanti rossi che somigliavano a quelli per lavare i piatti, ma ancora più attesa era la sua performance. Ha riproposto la canzone principale del musical Tutti insieme appassionatamente (The Sounds of Music) che quest’anno compie 50 anni, incantando la platea e il pubblico da casa. Semplicemente perfetta, Lady Gaga ha dimostrato tutto il suo talento e quando sul palco è comparsa colei che cantò originariamente la canzone, Julie Andrews, si è lasciata andare alla commozione. Rivedila qui

-Il discorso politico di Patricia Arquette e Graham Moore-
Con i 100 secondi mal contati che vengono dati ai vincitori per fare il proprio discorso di ringraziamento, essi possono dire quello che vogliono, hanno una platea di circa 43 milioni di persone che li ascoltano, un palcoscenico importantissimo da utilizzare ovviamente per ringraziare chi di dovere, ma anche per lanciare messaggi non banali. Ed è quello che hanno fatto Patricia Arquette, miglior attrice non protagonista per Boyhood, che ha chiesto a gran voce che siano riconosciuti la parità di diritti tra i sessi e quindi un eguale salario -suscitando l’entusiasmo di Meryl Streep-, e lo sceneggiatore Graham Moore, vincitore per The Imitation Game, il biopic sulla vita di Alan Turing, genio matematico omosessuale, ostracizzato proprio per questo. Moore ha parlato a cuore aperto e ha parlato anche di una sua vita personale “E’ un’ingiustizia che io sia qui a ritirare il premio e non Alan Turing […] Quando avevo 16 anni, tentai di suicidarmi perchè mi sentivo diverso, fuori posto. E ora sono qui“.
-Il discorso di JK Simmons-
JK Simmons invece non ha parlato di temi politici importanti come il razzismo, l’omosessualità o il razzismo, ma con la sua classica flemma e classe, ha voluto ricordare una cosa, mentre ringraziava la moglie, “Sentitevi più spesso con i vostri genitori, e non con degli asettici SMS, o via mail, chiamateli al telefono, vedetevi di persona, è una cosa importante”. Un bel discorso che ha aperto ufficialmente la cerimonia.

-In memoriam-
Troppo facile, ogni anno il ricordo di chi è scomparso è sempre molto bello e molto triste. Ci rendiamo conto dei grandi artisti a cui eravamo affezionati e che non ci sono più. Nonostante l’Academy si sia dimenticata del nostro Francesco Rosi, il montaggio è stato di grande livello e ci ha commosso molto vedere scorrere i nomi di Robin Williams, Eli Wallach, Virna Lisi, Richard Attenborough, Anita Ekberg, Rod Taylor, Lauren Bacall, Gordon Willis, e molti altri ancora.

-Neil Patrick Harris in mutande-
Divertente e originale l’omaggio dell’Academy al film che poi avrebbe trionfato pesantemente durante la serata, Birdman. Neil Patrick Harris, tra una premiazione e l’altra, è rimasto in mutande, perchè chiuso fuori dal suo camerino. E’ seguita una ripresa unica in cui Harris ha anche incontrato Miles Teller alla batteria, come in Whiplash, altro film candidato. Rivedi qui la scena per intera

-Everything is awesome cantata da The Lonely Island, Tegan and Sara-
Una gran bella performance che ha acceso la serata. Ritmo, simpatia e Oscar fatti con i LEGO consegnati alle star che non hanno vinto. Emma Stone non ha più restituito il suo.
https://www.youtube.com/watch?v=CMTwMmlQOP8

-La performance di Glory di Common e John Legend-
Di opposto tenore e stile la performance di un altro pezzo candidato all’Oscar per miglior canzone originale, quella di Common e John Legend con Glory dal film Selma. Un momento molto toccante, con una coreografia imponente e che ha commosso, non solo gli afroamericani in platea -su tutti David Oyelowo-, ma anche la altre star di varie etnie. Glory ha poi vinto pochi minuti dopo.

-Il ringraziamento di Pawel Pawlikowski-
Simpatico il momento che ha visto Pawel Pawlikowski, regista polacco di Ida, premiato come miglior film straniero, che ha dovuto correre come un pazzo durante il suo discorso di ringraziamento. La musica, che ricorda ai vincitori di chiudere perchè il tempo a loro disposizione sta per finire, è partita abbastanza presto e Pawel ha dovuto recuperare in fretta, date le molte persone da ringraziare. Una corsa trafelata che non è riuscita comunque a stare nei tempi previsti, suscitando comunque l’ilarità dei presenti.

IL PEGGIO

-John Travolta, John Travolta, John Travolta-
L’anno scorso Travolta fu protagonista di una gaffe già cult. Invece di annunciare il nome della cantante di Frozen, Idina Menzel, disse il nome storpiato ed inesistente di Adele Dazeem. Era ubriaco? Non è dato sapere. Quest’anno l’Academy ha ironizzato parecchio sulla cosa, sia con Neil Patrick Harris che con la stessa Menzel che ha introdotto sul palco Travolta chiamandolo Glom Gazingo. Arrivato sotto i riflettori, Travolta si è lasciato andare in uno strano saluto alla Menzel, molto manesco, soprattutto in viso. Momento molto imbarazzante. Che fa il paio comunque con uno precedente che lo ha visto protagonista, ovvero quando ha baciato Scarlett Johansson, per niente convinta, come vedete qua sotto, sul tappeto rosso. John ma ci fai o ci sei?
john travolta oscar 2015

-La battuta di Sean Penn-
L’attore Sean Penn ha avuto l’onore di annunciare il film dell’anno. Quando ha visto il nome Birdman all’interno della busta ha fatto una smorfia e in seguito ha fatto una battuta un pelo razzista “Chi ha dato la green card a questo figlio di p…?“. Sui social è scoppiato il caos ma Inarritu non ha dato troppo peso alla cosa. Penn e Inarritu hanno lavorato insieme in passato per 21 grammi, molto probabile che siano grandi amici e non voleva essere davvero offensiva la cosa, ma molti messicani si sono sentiti tale, per l’ennesima battuta sull’immigrazione. Il Messico è da due anni che fa razzie agli Oscar tra Inarritu, Cuaron e Lubezki.

-Le interviste sul tappeto rosso #AskHerMore-
Non ha funzionato benissimo la campagna AskHerMore, lanciata su Twitter, per chiedere agli intervistatori sul tappeto rosso di essere un po’ più vari nelle domande alle celebrità femminili e non fermarsi alla semplice battuta sull’abito che indossano (chi l’ha confezionato? cosa ne pensa?). Ryan Seacrest ha esordito chiedendo a Naomi Watts di parlare della frittata che aveva fatto il mattino stesso (testimone una foto postata su Instagram dal fratello). Insomma, non sono scaturite domande molto intelligenti o profonde. D’altronde il tappeto rosso è la festa del complimento (falso), delle leccate di sedere e dei baci e abbracci. Una cosa abbastanza vomitevole dopo soli 12 secondi netti.

-Le 4 ore-
Ancora una volta una cerimonia, si bella, anche se meno divertente rispetto agli altri anni, ma infinita, tediosa, spezzettata da un numero considerevole di pause per la pubblicità e Dio sa solo cosa. Va bene lo show, ma 4 ore per consegnare una ventina di premi, è davvero troppo. Poi figuriamoci per noi europei che dobbiamo fare nottata

E voi cosa ne pensate di questi Oscar 2015?





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