Oltre la soggettiva (prima parte)

Oltre la soggettiva (prima parte)

Sono ormai diversi anni che il cinema percepisce con chiarezza i suoi limiti e cerca di andarvi oltre. Dopo l’esperienza…


Sono ormai diversi anni che il cinema percepisce con chiarezza i suoi limiti e cerca di andarvi oltre. Dopo l’esperienza della Nouvelle Vogue francese e dei neorealisti italiani, l’usurato tentativo di restituire allo spettatore cronache di vita reale è venuto meno. I più grandi registi del mondo hanno preso coscienza dello scarto ineliminabile fra la realtà e la sua più dettagliata registrazione. Al tempo stesso, hanno sentito il bisogno di spingersi oltre i limiti del visibile, in tempi e spazi mai esplorati. Hanno cercato nuovi accorgimenti tecnici e hanno distrutto le più classiche tecniche cinematografiche, per riusarle in forme nuove ed impensabili. Ad esempio, la soggettiva, l’immagine vista con lo sguardo del protagonista, è stata portata agli estremi con occhi che si trasformano in videocamere collegate al computer. All’inizio erano solo macchine, poi sono diventati cyborg, metà macchina e metà uomo, poi la macchina si è sostituita al corpo, che rimane comunque umano, e che usa la tecnologia come mezzo per potenziare o sostituire una parte mancante. Questa è stata, in breve, l’evoluzione del controllo scopico nel cinema di fantascienza. Prendiamo un punto d’arrivo di tale sperimentazione: Nirvana di Gabriele Salvatores. In questo film gli occhi del protagonista, Sergio Rubini, diventano videocamere in grado di registrare la realtà, ma purtroppo il mondo non è più lo stesso. L’occhio del cinema continua a subire uno smacco. Ciò che registra è solo realtà virtuale ricreata da tanti videogame tridimensionali (continua…)





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