Oliver Stone in tv per indagare dieci misteri americani

Oliver Stone in tv per indagare dieci misteri americani

Agosto 1945: il Giappone è in ginocchio, piegato dall’avanzata americana, l’Impero del Sole scricchiola ed è chiaro che non c’è…


Agosto 1945: il Giappone è in ginocchio, piegato dall’avanzata americana, l’Impero del Sole scricchiola ed è chiaro che non c’è scampo, eppure la mattina del 6 il presidente Harry Truman decide egualmente di sganciare la bomba atomica su Hiroshima e di replicare, a distanza di tre giorni, sulla città di Nagasaki. Perché? E’ uno dei misteri americani che Oliver Stone si appresta ad indagare, alla sua maniera ovviamente. Il regista sta preparando una serie di documentari per la tv via cavo Showtime, si chiamerà “Oliver Stone’s Secret History of America” ed andrà in onda in un non ben precisato periodo del 2010. Dalla Guerra Fredda al nuovo ruolo assunto dagli Usa all’indomani della caduta dell’Impero Sovietico, ci si aspetta da Stone un punto di vista “diverso”. Ipercritico ai limiti del disfattismo? Complottista? Antiamericano? Al regista ne hanno dette di tutti i colori, come per l’ultimo suo film “W“, tacciato anche di faziosità. Dedicato a George W. Bush, è uscito poche settimane prima delle  ultime elezioni presidenziali. Non avrà inciso più di tanto sull’elezione di Obama ma sta di fatto che Oliver Stone è tra i pochi registi capaci di raccontare la storia contemporanea con maestria assoluta, con lucido lirismo. Due esempi che gli arrivano dagli anni ’80: “Platoon” e “Nato il 4 luglio”, entrambi dedicati sulla guerra del Vietnam, entrambi premiati con l’Oscar. Certo le sue analisi storiche provocano reazioni non sempre positive, com’è accaduto per “Jfk – un caso ancora aperto”, film del 1991 che indaga sulle stranezze dell’omicidio di John Kennedy. Ed oggi, dopo che Stone ha aperto una strada, l’idea che ci fosse ben altro dietro alla “follia” dell’attentatore Lee Harvey Oswald è diventata opinione comune.  Tornando alla serie in preparazione: “Rappresenta il più grande contributo che io possa dare, attraverso un film, ai miei figli e alla futura generazione. Posso solo sperare che ne scaturisca un cambiamento nel nostro pensiero“, è il commento del regista riportato dalla Reuters. E a noi non resta che aspettare che arrivi anche in Italia. (AD)





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