Nouvelle Vague. Il fascino dei 50 anni (di celluloide)

Nouvelle Vague. Il fascino dei 50 anni (di celluloide)

Cinefili in fibrillazione, la Nouvelle Vague compie 50 anni: la “rivoluzione francese” che ha partorito il cinema moderno scrivendone il…


Cinefili in fibrillazione, la Nouvelle Vague compie 50 anni: la “rivoluzione francese” che ha partorito il cinema moderno scrivendone il manifesto sulle pagine dei Cahiers du cinéma, è una signora di mezza età. Una ex giovane ribelle senza lifting che in compenso conserva il fascino di chi ha fatto la storia. Per il cinema d’oltralpe è un biennio cruciale quello compreso tra il 1959 ed il 1960: con la vittoria al Festival di Cannes del ’59 de “I quattrocento colpi di François Truffaut”, la “nuova onda” ha la sua consacrazione ufficiale. E “I giovani turchi”, questo l’appellativo dato a registi come Truffaut, Godard, Rivette, Chabrol, Rohmer per le idee polemiche contro il cinema commerciale e costoso, cominciano a entrare tra i grandi. Si aprono le porte alla rivoluzione, soprattutto in campo tecnico. E’ il 1960 quando l’onda nuova produce altre tre pietre miliari: I cugini (Les Cousins, 1959) di Claude Chabrol, Hiroshima mon amour (1959) di Alain Resnais e Fino all’ultimo respiro (À bout de souffle, 1960) di Jean-Luc Godard. Ma dopo i trionfi ed il fiorire di nuove produzioni, durante il decennio successivo il cinema francese – tranne qualche eccezione – rientra nei canoni più tradizionali; linee guida come la “politica degli autori” e la spasmodica ricerca dello “splendore del vero” (via le attrezzature costose, i proiettori e le scenografie costose) sfumano, sopraffatte da altre esigenze. Ma la “signora” non è mai morta e l’impatto che ha avuto nell’evoluzione della settima arte è stato riconosciuto ovunque. Nel 1995, tanto per fare un esempio, Quentin Tarantino ha ammesso di aver voluto rendere omaggio al movimento con il film a episodi “Four Rooms”.





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