“La vita facile”. Amicizia, amore e tradimenti all’ombra dei baobab

“La vita facile”. Amicizia, amore e tradimenti all’ombra dei baobab

Nel continuo prendere e dare della vita, capita che si prenda quando si crede di dare e di dare quando…


Nel continuo prendere e dare della vita, capita che si prenda quando si crede di dare e di dare quando si crede prendere. Insomma, come detto e reiterato dai protagonisti, ne La vita facile nulla è quello che sembra. Ed anche l’Africa da salvare diventa luogo salvifico.

L’ultimo film di Lucio Pellegrini, in sala da venerdì, prende spunto da un caso classico: due amici da sempre, innamorati della stessa donna.

Entrambi sono medici ma diversissimi. Uno è Luca (Stefano Accorsi), che lavora in Africa in un misero ospedale umanitario, l’altro è Mario (Pierfrancesco Favino) che invece esercita a Roma, in una lussuosa clinica privata. A dividere i loro destini, umani e professionali, non è stato tanto il rispettivo carattere (rigoroso, profondamente etico e sensibile Luca, e talentuoso, spregiudicato e apparentemente rozzo Mario), quanto il cuore di Ginevra (Vittoria Puccini), che hanno conosciuto insieme ma, fatalmente, è diventata la moglie di uno solo: Mario.

Le strade dei due amici sembravano divise per sempre quando Mario si presenta all’ospedale dove lavora Luca, proclamando di essere in piena crisi di coscienza, alla ricerca di un senso che nel lusso e nelle sicurezze della sua vita sente di aver smarrito.

Dapprima lo scompiglio poi l’accenno di un riavvicinamento dei due vecchi amici, ma ecco che l’arrivo di Ginevra travolge nuovamente tutto.  Con lei viaggia la scoperta di due tradimenti, ma anche lei finirà vittima. Ancora un tradimento è in agguato, il quarto, una faccenda tra uomini che rivela come di fronte a valori “indiscutibili”, come le donne o il denaro, da che mondo è mondo, non c’è ideale o morale che tenga.

“…ho subito pensato che questo copione ambientato in un ospedale di frontiera, con echi di Mash e Riusciranno i nostri eroi…, potesse essere il nuovo capitolo della mia personale esplorazione della commedia italiana – spiega il regista – Questo piccolo ospedale fuori dal mondo diventa il teatro per mettere in scena due italiani contemporanei, perfetti rappresentanti della generazione dei quarantenni, due tipi necessari l’un l’altro e due identità dai confini labili e sfumati. E tra questi due personaggi, nella loro storia italiana così come in quella africana, una donna, ago della bilancia del loro rapporto, Ginevra/Vittoria Puccini, desiderata per tutta la vita e sempre sfuggente”.

Indispensabile una nota relativa all’Africa, quell’aceleratore di emozioni che il regista ritrova nel Kenya del Nord, dov’è ambientato la gran parte del film: “C’è il desiderio di sfuggire a qualsiasi tipo di retorica e di buonismo. Mi interessava raccontare un’ Africa verosimile, ma soprattutto evitare una relazione sdolcinata tra i miei personaggi e l’ambiente che li circonda”.

E infatti, trattasi di commedia.





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