La recensione: Lei, un film sull’assurdo che illumina l’amore vero

La recensione: Lei, un film sull’assurdo che illumina l’amore vero

Lei, premio Oscar 2014 per la miglior sceneggiatura. E’ un film per il quale affrettarsi… la recensione di Virginia Zullo


Lei scritto e diretto da Spike Jonze è un film intelligente e sofisticato dedicato all’eterno tema dell’incomunicabilità e della solitudine. La scrittura è fitta, pertanto la sceneggiatura tende ad impadronirsi anche delle immagini al punto da risultare talvolta eccessivamente verboso. Lei è un film sull’importanza e il valore del dialogo e delle confessioni di ogni minimo impulso e paura affinché una relazione possa esistere e durare.

Ambientato in un futuro ipertecnologico, racconta di Theodore Twombly, interpretato da un dolcissimo Joaquin Phoenix, un uomo solo e introverso che di professione scrive accorate lettere per conto di altri dettandole al computer. Vive in un fantastico attico con vista strepitosa su una New York scintillante e futurista, anche se per Theodore non vale il detto “la vue c’est la vie” (la vista è la vita) perché quell’attico meraviglioso sospeso sulle mille luci di New York pare solo una prigione dorata fatta di silenzio e solitudine. Una solitudine ed un silenzio interrotti solo dalla voce virtuale proveniente da un computer avveniristico.

Theodore cerca una relazione ma non vi riesce, i suoi incontri non vanno mai oltre il sesso. E’ tormentato dal fallimento del matrimonio con Chaterine e l’unica relazione che riesce ad instaurare è quella con una donna virtuale , una sorta di intelligenza artificiale dal nome OS1, dal fittizio nome di Samantha, una voce che lo segue, lo consola, lo aiuta e soprattutto lo comprende. Theodore ha un’amica, Amy, interpretata dalla sempre bravissima Amy Adams e anche lei ha una relazione con un OS1. La voce virtuale è presente ogni qualvolta Theodore lo desidera, sa comprenderlo profondamente, non lo giudica, lo ama e con questa voce riesce persino a fare l’amore.

Se ad un primo impatto  può risultare leggermente parossistico, il film ha però il pregio di far riflettere sulla necessità, in una coppia, del dialogo e dell’apertura. Cercare di dirsi tutto, di parlare, di confessare anche i tradimenti, le delusioni, le paure più profonde, i sogni, i desideri, i fallimenti, è l’unico modo perché una relazione possa funzionare . Il protagonista è tormentato dai ricordi che lo videro felice con la sua ex moglie, il fallimento di quel rapporto  lo tormenta ma la voce di Samantha riesce a ridargli una ragione di vita , il dialogo con questa voce virtuale da cui si sente amato, lo fa rinascere alla vita. Un giorno però la voce svanisce, Theodore è sconvolto ma grazie a quella assurda relazione virtuale comprende quanto è stato importante relazionarsi all’altro attraverso le  sue sole parole e cosi trova il coraggio per scrivere una lettera a Chaterine, la sua ex moglie . Le scrive una lettera meravigliosa, dove per la prima volta riesce a dire tutto ciò che non è riuscito ad esprimere. Sembra assurdo che un uomo che di professione scrive lettere d’amore per conto di altri non sia mai riuscito ad esprimere i suoi sentimenti alla donna che più amava, c’è voluta una presenza virtuale calda e comprensiva , un essere incorporeo dal quale non si sentiva guardato osservato o giudicato, perché potesse riscoprire il suo amore vero. Quella voce lo riporta al ricordo vero, alla vita vera, all’amore vero che non può esistere fuori dalle parole.

Lei: un film sulla virtualità di un amore che però insegna ad amare nella realtà, la scommessa più difficile della nostra vita. (Virginia Zullo)





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