La legge del mercato: la sensibilità di Vincent Lindon al servizio del cinema militante francese

La legge del mercato: la sensibilità di Vincent Lindon al servizio del cinema militante francese

Dopo la Palma d’Oro per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes Vincent Lindon arriva nelle sale italiane con La legge del mercato, un esile ma valido film sul valore dell’umanità in tempi di crisi


Quando è stato proiettato al Festival di Cannes La legge del mercato del francese Stéphane Brizé ha sconquassato il tipico glamour irrompendo sulla Croisette con tutta la forza della disperazione della crisi economica e delle conseguenti tragedie con cui molte famiglie si confrontano quotidianamente.

Questa è la storia di Thierry, il disoccupato cinquantunenne brillantemente interpretato dall’attore francese Vincent Lindon, meritatamente insignito della Palma d’Oro per la migliore interpretazione maschile del concorso che ha sbaragliato la concorrenza di Tim Roth, Benicio del Toro e Colin Farrell (cliccate qui per leggere il nostro approfondimento da Cannes 68).

Dopo ben 20 mesi di disoccupazione Thierry, che ha a carico una moglie e un figlio disabile, trova impiego presso il dipartimento di sicurezza di un supermercato. Proprio qui si trova ad affrontare un dilemma morale imprevisto e straziante.

In assenza dei fratelli Dardenne, i registi belgi habitué del Festival di Cannes e del palmarès della competizione, sono stati Brizé e Lindon a colmare (almeno in parte) la mancanza del cinema militante con un piccolo film che ci pone a confronto con il dramma della disoccupazione e non solo.

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Sebbene i picchi raggiunge di Due giorni, una notte o di Rosetta siano irraggiungibili per questo regista francese, semi-sconosciuto in Italia, Brizé riesce a commuovere lo spettatore senza alcun tipo di ricatto o sensazionalismo insinuando un legittimo dubbio nelle nostre menti.

Thierry è un uomo in cui è facile immedesimarsi, affronta con dignità delle difficoltà che oggigiorno sono sempre più comuni e si dedica alla propria famiglia con forza e generosità nonostante tutto. Lindon lo interpreta con sublime semplicità.

Impossibile non commuoversi osservando un uomo di mezza età che si trova a dover condannare persone che rubano perché spesso si trovano nella stessa condizione in cui era lui solo poche settimane prima. Che cosa farà? E soprattutto avremmo tutti il coraggio di reagire allo stesso modo?

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E’ interessante notare come La legge del mercato, presentato nel corso di Cannes 68 sia stato uno dei pochi film in grado di stabilire un contatto con la realtà, un legame con le persone che dietro le transenne elemosinano dalla mattina alla sera un invito per accedere al favoloso universo dorato del festival.

Tanti anni prima, nel 1968, Jean Luc Godard e François Truffaut si presentarono furiosi in conferenza stampa criticando un festival in cui non figurava un solo film solidale alle rivolte degli operai e degli studenti che si stavano tenendo contemporaneamente in Europa e in America.

Ora chi scrive detesta la definizione cinema “impegnato” o peggio ancora “necessario” ma quando un film, onesto e ben scritto come La legge del mercato, riesce a delineare un ritratto così profondo di un uomo comune e delle sue paure allora che ben venga l’arte militante.

di Rosa Maiuccaro

Il trailer di La legge del mercato

https://www.youtube.com/watch?v=Re0ESPT17wU https://www.youtube.com/watch?v=





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