Kreuzweg – Le stazioni della fede, recensione del film drammatico di Dietrich Bruggemann

Kreuzweg – Le stazioni della fede, recensione del film drammatico di Dietrich Bruggemann

Dietrich Bruggemann dirige un’intensa e profonda Lea Van Acken nel suo nuovo film, Kreuzweg – Le stazioni della fede


Il cinema tedesco è spesso difficile da assimilare. Nella maggior parte dei casi infatti i film di derivazione teutonica sono costituiti da trame estremamente articolate e complesse, frastagliate in una serie di episodi, con un ritmo compassato e ridondante. Kreuzweg – Le stazioni della fede ne è un esempio, ma a differenza dei suoi predecessori ci troviamo di fronte a un piccolo capolavoro, che ha come argomento predominante le possibili conseguenze del fanatismo religioso. Addentriamoci nei meandri dell’opera.

La protagonista del film è Maria, una ragazzina di 14 anni appartenente ad una famiglia devota ad una confraternita religiosa ortodossa denominata “Società di S. Pio XII”. Tale organizzazione si trova completamente in disaccordo con le innovazioni del Concilio Vaticano II, promuovendo, al contempo, una visione assai ristretta e oscurantista del cristianesimo. I severissimi e continui rimproveri della famiglia, in particolar modo della madre, conducono inevitabilmente Maria ad interpretare qualunque azione o semplice gesto come un peccato, un atto d’offesa nei confronti del Signore che deve essere immediatamente cancellato tramite preghiere o dure punizioni corporali. La giovane si ritroverà così a dover fronteggiare le fisiologiche pulsioni sessuali tipiche della sua età, rappresentate dalle avances di alcuni ragazzi della scuola. L’appoggio morale offertole da Bernadette, un’altra ragazza credente (ma in maniera più contenuta) non servirà a nulla, Maria, in base ai rigidi dettami religiosi imposti dalla madre reputati da lei stessa assolutamente giusti, ha maturato una decisione che non ha ancora avuto il coraggio di comunicare a nessuno…

Vincitore di un Orso d’argento per la miglior sceneggiatura e del premio della giuria ecumenica al Festival di Berlino nel 2014, Kreuzweg – Le stazioni della fede (distribuito in Italia in questi giorni dalla Satine Film) è una pellicola suddivisa in diversi capitoli, ciascuno rappresentante le varie stazioni della via crucis. Un lavoro dotato di una lucidità e di una limpidezza fuori dal comune.

Dietro la videocamera troviamo il regista tedesco Dietrich Bruggemann, il quale descrive in maniera netta e precisa il percorso di purificazione dai peccati da parte della protagonista Maria, interpretata da una straordinaria Lea Van Acken. Lo scopo dell’opera è quello di voler sorprendere e allo stesso tempo confondere lo spettatore all’inizio di ogni capitolo (o stazione), attraverso l’utilizzo di scene che inculcheranno nella mente dell’osservatore una serie imprecisata di dubbi circa il possibile sviluppo della pellicola, stimolando in tal modo a riflettere su un tema delicato e controverso come quello dei dogmi religiosi.

Kreuzweg – Le stazioni della fede è un film introspettivo, profondo, nitido, in cui l’ossessione per la religione regna sovrana. In ogni episodio si possono distinguere chiaramente la vittima (Maria), il carnefice (la madre, ruolo ricoperto dall’attrice Franziska Weisz) e l’aiutante (Bernadette, alias Lucie Aron oppure Padre Weber, interpretato da Florian Stetter, o ancora il medico, sotto le cui vesti si cela Ramin Yazdani).

Pur senza rinunciare ad un umorismo sottile e velato, Bruggemann sceglie volutamente di circoscrivere in piccoli riquadri le diverse scene di ogni capitolo, optando per un’ambientazione quasi esclusivamente interna ed austera, in perfetta sintonia con le rigide regole strutturali presenti nella vicenda. L’unico elemento in grado di scalfire l’immobilismo umano imperante del film è costituito dall’ingenuità, la sola arma che potrà soppiantare la violenza. Dietro ad una visione drammatica e tragica del mondo intero, per il regista si nasconde sempre nella vita quotidiana di ciascuno di noi il paradossale e il grottesco.

Non sarà sicuramente facile da comprendere e durante i 107 minuti di durata i momenti in cui vi chiederete: “Boh…, non ho capito” potrebbero anche non mancare, ma se volete vedere un qualcosa di diverso su un tema quanto mai attuale, allora Kreuzweg – Le stazioni della fede fa al caso vostro. Consigliato.

Kreuzweg – Le stazioni della fede TRAILER ITALIANO

Flavio Frontini





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