Italiano medio: la scostumata irruzione di Maccio Capatonda

Italiano medio: la scostumata irruzione di Maccio Capatonda

Recensione – “Italiano medio” di Maccio Capatonda


Con il suo primo film Marcello Macchia in arte Maccio Capatonda confeziona una commedia sboccata, un ritratto impietoso ma pertinente dell’Italietta contemporanea sempre più alla deriva. Questa settimana esce nelle nostre sale Italiano medio e, se amate il divertimento e avete la forza di affrontare questo sensazionale collage delle brutture del nostro tempo, questa è un’occasione da non perdere: Giulio Verme vi sta aspettando.

Il nostro è un attivista incallito che, nonostante i genitori fossero due tele-dipendenti, ebeti ed ignoranti, è diventato un vero paladino della giustizia, che si batte quotidianamente a favore della salvaguardia dell’ambiente, della sana alimentazione e dei diritti civili. A Milano si occupa dello smaltimento dei rifiuti ma anche in quel frangente non rinuncia a tentare di influenzare quelle teste vuote dei suoi colleghi sguaiati e strafottenti.

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L’unica a starlo a sentire sembra la fidanzata Franca ma, quando anche quest’ultima demorde, Giulio comincia veramente a disperare. In suo soccorso arriva Alfonzo (Herbert Ballerina), un compagno di scuola che non l’ha mai dimenticato e che ora ha qualcosa che potrebbe fare al caso suo: una pillola che riduce le facoltà cognitive al 2%. Lo spunto nasce da film come Limitless con Bradley Cooper e Lucy di Luc Besson ma ciò a cui assisterete dall’assunzione della pillola in poi è qualcosa di travolgente. Dimenticate Giulio Verme, o quantomeno l’immagine che avevate di lui fino a questo momento. Al suo posto un troglodita fagocitato dalla società consumistica, interessato alla moda cafonal, al prive della discoteca e con il chiodo fisso del sesso. Tutti elementi che gli faranno guadagnare un posto di diritto a Mastervip, il reality show del momento.

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Ma chi è il vero Giulio Verme? Chi è l’Italiano Medio? Non vi aspettate nulla di consolatorio, l’umorismo di Capatonda è nero, la sua comicità cinica e le conclusioni amare e desolanti. Il regista mutua molte delle sue stesse idee e le trasporta al cinema dove si avvale del suo solito team di collaboratori. Alcune intuizioni sono geniali, altre oltremisura. Le sue riflessioni si mantengono in equilibrio tra intelligenza e populismo ma la sua satira è feroce, inedita e non viziata da alcun di tipo di condizionamento. Anche perché il mondo che mette in scena è surreale e grottesco ma fino ad un certo punto.

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Non siamo noi che ci preoccupiamo di Fabrizio Corona piuttosto che scendere in piazza affinché sia fatta giustizia per Stefano Cucchi, noi quelli che mobilitiamo un paese per un reality i cui protagonisti affollano le discoteche e sempre noi quelli che diventiamo Charlie sono quando è sulla cresta dell’onda per un “attacco terroristico” salvo poi cambiare canale non appena Barbara D’Urso ci propone qualcosa di più “attuale”? A Capatonda va riconosciuto il merito di aver scritto, diretto e montato un lungometraggio e non un insieme di sketch doverosamente incollati come è accaduto nel caso di Checco Zalone e Alessandro Siani. Anche quando appare smodato ed eccessivo, Italiano Medio ha invece il pregio di essere un prodotto curato in ogni minimo dettaglio a partire dagli esilaranti titoli di testa per arrivare ai tanti camei a cui si sono prestati volti noti del cinema e della tv come Nino Frassica, Pierluigi Pardo e Andrea Scanzi. Il tutto condito da una serie infinita di citazioni che saranno senz’altro gradite dai cinefili. A fare la differenza è ovviamente il loro percorso ante litteram. Capatonda nasce come webstar, una delle prime e delle più popolari del nostro paese, ed è dunque più avvezzo al videomaking che non alla scrittura di gag televisive.

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Ecco perché dinanzi ai microfoni di Fabio Fazio riesce forse a vendersi peggio dei vari Aldo, Giovanni e Giacomo & Co. Le pellicole che questa cricca ha realizzato negli ultimi anni sono spesso inguardabili, tristi e infarcite di buonismo ma premiate dal pubblico poiché altamente riconoscibili e quasi tranquillizzanti. D’altronde c’è sempre un lieto fine, spesso favolistico, che li attende dietro l’angolo. Capatonda non è un innovatore e il suo film non può certo essere definito irriverente ma fa ridere e fa riflettere, una combinazione quasi inedita per le commedie italiane degli ultimi anni, nonostante l’abuso di queste due locuzioni verbali. Italiano Medio è una sorta di risposta italiana a The Interview di Seth Rogen e James Franco.

In entrambi i casi di tratta del lavoro di figli della generazione 2.0 che, pur non avendo la classe e la lungimiranza dei maestri del cinema comico, fanno dell’esuberanza, della tracotanza e del catastrofismo la loro cifra stilistica. Con temi e target diversi, sia gli enfant terribles del cinema a stelle e strisce che il nostro Maccio asfaltano tutto ciò che trovano sul loro percorso, incuranti del politically correct e delle critiche.

“Cattivo gusto” e “volgarità”, sono ovviamente i termini più accostati ai loro film ma la domanda sorge più spontanea: è più volgare ciò che hanno rappresentato o ciò che siamo diventati?

 

Italiano medio – Trailer

Rosa Maiuccaro





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