Intervista a Ethan Hawke: “Caro Obama e questa la chiami pace?”

Intervista a Ethan Hawke: “Caro Obama e questa la chiami pace?”

Poco prima del successo internazionale di Boyhood abbiamo intervistato Ethan Hawke, protagonista della celebre trilogia dell’amore di Richard Linklater con Julie Delpy e dell’ultimo film di Andrew Niccol


E’ un vero divo Ethan Hawke e fa un certo effetto incontrarlo di persona: 44 anni, 4 nomination al premio Oscar, 7 film in uscita (tra i quali il remake de I Magnifici Sette e l’ultimo attesissimo film di Alejandro Amenabar con Emma Watson).

Il suo esordio risale al 1989, il film era nientemeno che L’attimo fuggente di Peter Weir, oggi un cult irrimediabilmente legato alla memoria del grande Robin Williams di cui ci ha parlato in questa intervista.

L’attore texano che ha conquistato l’attenzione dei romantici interpretando il ruolo di Jesse nella trilogia dell’amore di Richard Linklater – Prima dell’alba, Prima del tramonto, Prima di mezzanotte – con Julie Delpy ha continuano a regalare parte della sua vita al regista americano in Boyhood.

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Linklater, che tanto ama filmare e fermare il tempo che passa, lo ha infatti coinvolto nel suo folle progetto di seguire per ben 12 anni la vita di un adolescente e della sua famiglia. Se non ha vinto l’Oscar poco ci è mancato, Birdman gliel’ha forse ingiustamente soffiato ma Boyhood rimane un capolavoro destinato a perdurare e crescere.

Fortuna che sia uscito in concomitanza alla premiere di Good Kill di Andrew Niccol (Gattaca, In Time), fischiato e deriso dai critici alla Mostra del Cinema di Venezia nonostante la presenza di due attori di spicco come January Jones (la Betty Draper di Mad Men) e dello stesso Ethan Hawke. Ma lui non ci sta e ha così difeso il suo lavoro.

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L’INTERVISTA

Com’è stato lavorare con Andrew Niccol?

Auguro a tutti di girare un film con un regista come lui. Giorno dopo giorno impari a fidarti e a capirne la voce. Ha le idee molto chiare su ciò che vuole comunicare al pubblico. Volevo solo fare il ruffiano (ride, n.d.r.).

Come commenteresti il gesto finale del pilota che interpreti in Good Kill?

Lo definirei un gesto altruista. Quello che tutti cercano da questi militari è sentirsi protetti. Lui agisce in questo senso e con difficoltà si trova infine a dover cedere al compromesso.

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E’ un personaggio realmente esistito? Che tipo di ricerche hai fatto?

In realtà è un personaggio inventato con le caratteristiche di un uomo che potrebbe veramente vivere quel tipo di situazione. La cosa piacevole nel lavorare con Andrew è che si tratta di una persona estremamente meticolosa. Durante i primi giorni di riprese avevamo infatti degli specialisti che ci istruivano sul lavoro e ai quali ponevamo tutte le nostre domande sulle loro esperienze.

Che tipo di rapporto hai instaurato con loro?

Ci sono stati quasi sempre vicini in questo percorso. Siamo andati a cena, a bere una birra. La domanda più ricorrente era se non gli sembrasse di giocare ad un videogame. Loro rispondevano: “Certo potrebbero esserlo ma la verità è che aspetti incollato allo schermo un anno e mezzo prima che qualcosa accada davvero”.

Nel film c’è una battuta sul presidente Obama. Lo definiresti politico?

Credo che ci sia qualcosa di orwelliano nella vittoria del Premio Nobel per la Pace di Barack Obama. Il linguaggio del film è volto a trovare delle risposte a questa situazione di panico generale. E questa la chiamate pace? Ci sono ancora soldati e droni in Afghanistan e se ci chiediamo dove stiamo andando forse la risposta sarebbe da nessuna parte.

Che cosa ne pensi dei droni?

Prima di approfondire la questione mi sembrava che si trattasse di azioni innocue, qualcosa di cui non preoccuparsi. Non avevo un’idea chiara di ciò che fossero. E’ importante che il film faccia luce su ciò con cui abbiamo davvero a che fare.

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Un ultima domanda: è da poco venuto a mancare Robin Williams, tu ci hai lavorato ne L’attimo fuggente, qual è il tuo ricordo?

La sua morte è qualcosa di incredibilmente triste e tragico per tutti. E’ stato uno dei più grandi attori comici di tutti i tempi ed è come se le persone lo percepissero come un amico, una persona estremamente familiare. Rendeva felici tutti ed è stato un shock rendersi conto di quanto invece lui fosse infelice.

di Rosa Maiuccaro

Il trailer di Good Kill

https://www.youtube.com/watch?v=9qVdvBU8Vco https://www.youtube.com/watch?v=





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