Intervista a Edoardo Leo: “Noi e la Giulia? Ho realizzato il mio sogno da bambino”

Intervista a Edoardo Leo: “Noi e la Giulia? Ho realizzato il mio sogno da bambino”

Quando vestiva i panni del ranocchio in Un medico in famiglia, difficilmente qualcuno avrebbe potuto scommettere sul successo di Edoardo Leo.


Oggi lo ritroviamo alla sua terza prova da regista, interprete ormai affermato, ma a pensarci bene già allora potevamo prefigurare il fil rouge della sua carriera: la precarietà. In Noi e la Giulia così come nei suoi precedenti film Leo si rivolge alla sua generazione spesso per spronarla a reagire, ironizzando sulla condizione di stallo in cui molti giovani poltriscono da anni.

I maestri della commedia all’italiana ci hanno lasciato una pesante eredità e per noi tutti diventa difficile ogni volta che si fa un film confrontarsi con loro”, ammette Leo. Il suo tentativo è di raccogliere il testimone dei grandi del nostro cinema per restituire la fotografia di un presente spaventoso, di un’epoca in cui si avanza a piccoli passi verso un futuro sempre più incerto.

Edoardo Leo
Edoardo Leo

Ecco cosa ci ha raccontato il regista, sceneggiatore e interprete romano alla presentazione di Noi e la Giulia dove era presente in compagnia degli attori protagonisti di Noi e la Giulia Luca Argentero, Anna Foglietta, Claudio Amendola, Carlo Buccirosso e Stefano Fresi.

Edoardo Leo 1

L’INTERVISTA 

 

Come nasce il suo terzo film Noi e la Giulia?

Prima di tutto voglio ringraziare la Warner per avermi permesse di lavorare in totale libertà. Se mi avessero detto tanti anni fa che un giorno mi sarebbe capitato di collaborare con una major non ci avrei mai creduto. Ho 43 anni e solo in Italia forse posso essere considerato ancora giovane ma posso sinceramente dire di aver realizzato un sogno.

Che tipo di film aveva in mente di realizzare?

Io sono un commediante e perciò tendo a raccontare delle storie attraverso la lente deformante della commedia. In questo caso mi premeva mostrare la possibilità di cambiare la propria vita attraverso un piano B e alla stesso tempo il confronto con un Paese che te lo impedisce. Il libro Giulia 1300 e altri miracoli mi è sembrato una fotografia perfetta del nostro presente.

In che cosa è consistito il lavoro sui personaggi?

Mi sono divertito a cambiare i connotati un po’ a tutti. Per prima cosa ho fatto leggere il libro al cast e poi abbiamo ideato i loro look. Ho voluto coinvolgere anche molte regioni diverse come il Piemonte con Luca Argentero, la Toscana con Anna Foglietta o la Campania con Carlo Buccirosso. Con molti di loro avevo già lavorato in precedenza e siamo stati molto affiatati.

Come avete scelto la bellissima location del film?

Ho avuto come un colpo di fulmine con il primo casale che abbiamo visitato in Basilicata. Non abbiamo detto subito sì perché sembrava affrettato ma ne abbiamo visti un altro paio solo per cortesia a dire il vero. Si tratta di un posto unico al mondo che mi dava anche la possibilità di mostrare un Sud meno caratterizzato di quello a cui siamo abituati.

Che cosa voleva comunicare con Noi e la Giulia?

Io non credo che il cinema debba dare messaggi. Le commedie servono a raccontare ciò che succede. Non c’è bisogno di essere didattici. Volevo semplicemente raccontare una storia che divertisse ed emozionasse poi ogni spettatore dovrebbe trarre le proprie conclusioni.

Quali sono stati i suoi punti di riferimento?

La terza regia era per me come un crocevia per capire se era giusto andare avanti o meno. Il mio riferimento di sempre è Ettore Scola che ha raccontato il nostro Paese come nessun altro. Poi devo dire che per il look mi sono ispirato ad American Hustle e all’idea di disintegrare l’immagine di due sex symbol come Christian Bale e Bradley Cooper. Io ho tentato di fare lo stesso con Luca Argentero.

 

di Rosa Maiuccaro

 

https://www.youtube.com/watch?v=YLUdt75OVlI





COMMENTI
Lascia una risposta

Vedi tutto