“Il mondo dei replicanti”. Le immagini

“Il mondo dei replicanti”. Le immagini

Un surrogato di noi stessi, ubbidiente, docile, che si accolla le nostre incombenze quotidiane o le attività più rischiose. Una…


Un surrogato di noi stessi, ubbidiente, docile, che si accolla le nostre incombenze quotidiane o le attività più rischiose. Una copia perfetta, sempre in forma, immune da invecchiamento, da malattie, da stanchezza. In un futuro neppure straordinariamente lontano il sogno dell’umanità libera dal lavoro sembra finalmente realizzarsi, ma siamo così sicuri che si tratti di un sogno? La risposta provano a darla il regista Jonathan Mostow e il team di Terminator3 ne “Il mondo dei replicanti”, titolo originale “Surrogates”, una produzione  della Touchestone picture (distribuzione Disney) in uscita l’8 di gennaio. Protagonista Bruce Willis con Radha Mitchell.

“La premessa del film è che i replicanti abbiano preso il controllo del mondo come i cellulari e i computer”, sostiene il regista Jonathan Mostow. “I replicanti sono degli strumenti che offrono agli uomini l’opportunità di vivere la propria vita in tutta sicurezza nelle proprie case. Nel nostro film rappresentano la libertà assoluta, sia dal dolore fisico che dal peso mentale della vita quotidiana. Il piacere è raggiungibile semplicemente collegandosi. Ma per alcune persone, i replicanti rappresentano la perdita della propria umanità”. Prosegue Mostow: “In un mondo in cui il vero contatto fisico sta diventando sempre più raro, il concetto di amore rischia di perdere di significato? Queste sono alcune delle idee che esploriamo nella nostra storia”. : “Il film è un giallo, con Bruce Willis nei panni di un agente dell’FBI, la cui indagine sul misterioso omicidio di un replicante porta l’eroe ad affrontare una cospirazione che pone in discussione la vera definizione di umanità”, conclude il regista.

Nato come graphic novel dalla fantasia dell’autore Robert Venditti, “Surrogates” (ed adoperiamo il titolo originale perché ci sembra molto più efficace) invita a riflettere sulla nostra schiavitù tecnologica. Poiché se l’e-mail, internet o il telefono cellulare rappresentano un indubbio supporto alla nostra vita è altrettanto vero che si sono trasformati una sorta di guinzagli elettronici, ovvero li riteniamo sempre più indispensabili e ad essi dedichiamo sempre più tempo. Se il passo successivo fosse il replicante umano – collegato direttamente alla nostra mente – a quale grado arriverebbe la nostra dipendenza tecnologica?

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