Helen Mirren al centro di una battaglia legale nel nuovo film diretto da Simon Curtis, Woman in Gold

Helen Mirren al centro di una battaglia legale nel nuovo film diretto da Simon Curtis, Woman in Gold

Woman in Gold – Recensione


Il recupero di un’importante e famosa opera d’arte del passato è il tema della nuova pellicola targata Simon Curtis, in cui la grande attrice Helen Mirren si avvale della collaborazione professionale di Ryan Reynolds. Woman in Gold diventa così la rivendicazione di una donna di origini ebree contro i soprusi della dominazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.

Uno dei dipinti più noti del pittore austriaco Gustav Klimt è senza dubbio Ritratto di Adele Bloch-Bauer, un olio su tela realizzato e completato nel 1907. Attorno a quest’opera, appartenente alla cosiddetta “fase dorata” di Klimt, ruota l’intera vicenda di Woman in Gold. Il dipinto, infatti, è ingiustamente detenuto dallo Stato austriaco, a causa del sequestro messo in atto dai nazisti ai danni di una famiglia ebrea. Maria Altmann, dopo la scomparsa della sorella ultima erede della dinastia, scopre di possedere tutti i diritti per poter riappropriarsi del quadro in questione. Per la donna, il dipinto rappresenta una forma di risarcimento per tutte le sofferenze patite da lei e dalla sua famiglia da parte dell’esercito austriaco. Maria vive ormai da tempo negli Stati Uniti, ma decide di partire per l’Austria per riprendersi ciò che le appartiene e per farlo ingaggia un avvocato. Tuttavia lo Stato non ha nessuna intenzione di restituirle il dipinto. Inizia così un’autentica odissea burocratica per aggiudicarsi l’opera “dorata” di Klimt.

Non è difficile individuare quali siano le due fonti d’ispirazione principali per Simon Curtis, il regista di Woman in Gold. Il produttore inglese (già noto al pubblico per il film Marilyn del 2011, ma anche per le serie televisive quali Freezing, dal 2007 al 2008 e Cranford , dal 2007 al 2009) si accosta infatti a Monuments Men (di e con George Clooney, Matt Damon, Bill Murray e John Goodman, del 2014) da un punto di vista tematico e a Philomena (di Stephen Frears, con Steve Coogan, Judi Dench e Jeff Pope, del 2013) a livello strutturale. L’obiettivo di Woman in Gold è quello di commuovere lo spettatore attraverso l’utilizzo di una storia che abbia come fulcro narrativo la persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti, senza tuttavia disdegnare i classici alleggerimenti del caso, tramite battute o dialoghi costruiti ad hoc per edulcorare il ritratto complessivo dell’opera.

Nonostante le buone intenzioni di Simon Curtis, Woman in Gold rischia fortemente di sfociare nell’ipocrisia. La sceneggiatura infatti si affida totalmente (ed erroneamente) alla prestazione attoriale della protagonista Helen Mirren (recentemente all’opera in Trumbo e Eye in the Sky, qui nei panni della battagliera e audace Maria Altmann), che, seppur brava, non riesce a dare quel tocco di personalità ed incisività alla pellicola. Non sono certo d’aiuto né il mono-espressivo Ryan Reynolds (famoso attore canadese, anch’egli impegnato con le riprese di Mississippi Grind e Self/less e in uscita nel 2016 con Deadpool , qui nel ruolo dell’avvocato dell’Altmann Randol Schoenberg), né tantomeno la docile (e scontata) Katie Holmes (l’ex Joey Potter della serie tv Dawson’s Creek, nonché ex consorte di Tom Cruise), qui nelle vesti di Pam Schoenberg, la moglie dell’avvocato.

Il vero difetto di Woman in Gold è quello di limitarsi a sviluppare una storia, senza trasformarsi in un racconto epico né in una vicenda che possa scaldare le anime e i cuori del pubblico in sala. In conclusione ,quindi, il film di Simon Curtis si lascia semplicemente guardare e scorre via senza particolari sussulti o momenti indimenticabili. L’argomento della pellicola è d’indubbio interesse, perciò potete comunque recarvi al cinema, anche se, proprio per il tema trattato, ci si sarebbe aspettato qualcosa di più.

Flavio Frontini

WOMEN IN GOLD – TRAILER

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