Habemus film. Aspettando il nuovo Moretti

Habemus film. Aspettando il nuovo Moretti

La curiosità di mezzo mondo per l’ultimo film di Nanni Moretti è ancora lontana dall’esaurirsi, e si “arrangia” il cronista,…


La curiosità di mezzo mondo per l’ultimo film di Nanni Moretti è ancora lontana dall’esaurirsi, e si “arrangia” il cronista, provando a raccattare ovunque qualche spunto nuovo, una dichiarazione interessante che possa servire ad aggiungere al racconto un elemento supplementare al di là del poco che è trapelato dalle vie ufficiali.

La trama di “Habemus Papam” è nota da tempo: il cardinale Melville  (Michel Piccoli), dopo due fumate nere diventa inaspettatamente Papa con gran sollievo degli altri porporati. Il nuovo pontefice però si sente  schiacciato dalle responsabilità del ruolo (interessante approfondire la ragione che ha spinto Moretti a dargli il nome dell’autore di Moby Dick, difficile credere che sia casuale). Per aiutarlo a superare l’empasse, al Vaticano viene chiamato il luminare della psicoanalisi professor Brezzi (Nanni Moretti, che dopo la Stanza del figlio torna nel ruolo dello psicoanalista) ma il compito sarà ben più difficile del previsto, visto che il papa tenta persino una fuga.

Nel cast anche il regista e attore polacco Jerzy Stuhr, che interpreta il portavoce papale, Margherita Buy, che è l’ex moglie di Brezzi, anche lei psicanalista, e fra gli altri, Renato Scarpa e Franco Graziosi.

Scritto da Moretti con Federica Pontremoli e Francesco Piccolo,  il film è co prodotto da Sacher Film e Fandango, in associazione con la francese Le Pacte e sarà distribuito da 01, l’uscita in sala è prevista per il 15 aprile.   Il costo è considerevole per una produzione italiana: 8 milioni di euro. Alti costi giustificati dal fatto che si tratta di un film fitto di personaggi con diverse scene di massa e ricostruzioni scenografiche. Una su tutte, la Cappella Sistina, realizzata a Cinecittà in scala 1/1, mentre le stanze del Vaticano sono in realtà quelle di Villa Medici e Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata francese a Roma (al costo di 146.000 euro, utilizzati dalla struttura per lavori di manutenzione e la mostra “Palazzo Farnese, dal Rinascimento ad oggi”, scrive Le Figaro).

E tra le poche affermazioni di prima mano c’è quella del regista che al momento dei primi ciak ammise si trattasse di una “commedia dolorosa”. Ma pur sempre una commedia, aggiungiamo noi, in considerazione che a quanto s’apprende in giro non mancano i momenti surreali e grotteschi, tra cardinali che praticano il toto-papa e che ingannano il tempo tra una votazione e l’altra coi passatempi più svariati, compresa la pallavolo.

E’ una storia del tutto inventata, ha precisato più volte Moretti, non confermando (ma neppure negando) quelle ricostruzioni che volevano si trattasse di una trasposzione contemporanea della storia di papa Celestino V, il sant’uomo sbattuto da Dante all’Inferno  perché  “fece per viltade il gran rifiuto”. E’ palusibile dunque che l’ispirazione sia giunta proprio dalla bella storia del santo aquilano. Tuttavia insistiamo, perché il cardinale che divanta papa si chiama proprio Melville?

Voga! – gridò Achab ai rematori, e le lance scattarono innanzi, all’attacco; ma esasperato dai ramponi del giorno prima che gli rodevano dentro, Moby Dick parve posseduto, in una volta, da tutti gli angeli precipitati dal cielo [..]”, la frase è tratta dal capolavoro di Herman Melville, Moby Dick, dove la bianca balena cacciata da Achab diventa il simbolo del male che pervade il cosmo. Male col quale soprattutto un papa deve fare i conti…Sarà solo un caso, ma …





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