Il Giovane Favoloso di Mario Martone? Un Giacomo Leopardi latitante

Il Giovane Favoloso di Mario Martone? Un Giacomo Leopardi latitante

Recensione Il giovane favoloso di Mario Martone


Giacomo Leopardi è stato uno dei più grandi poeti mai esistiti. (Lo sapevate tutti? Speriamo vivamente di sì!). Da decenni è tuttavia anche il più odiato nelle scuole complice la grettezza di molti insegnanti incapaci di far entrare i ragazzi in contatto con la profondità della sua poetica, l’integrità della sua anima e il suo spirito rivoluzionario.

Il giovane favoloso di Mario Martone - Recensione
Il giovane favoloso di Mario Martone – Recensione

E’ dissentendo dagli applausi con cui è stato accolto alla Mostra del Cinema di Venezia e dal recente elogio di Roberto Saviano che ci duole informarvi quanto fallimentare sia stato il tentativo di Mario Martone di restituirne il genio attraverso il cinema.

Il giovane favoloso di Mario Martone - Recensione
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Il Giovane Favoloso dimostra che la poesia al cinema non è per tutti e specialmente per chi, come Martone, non si è mai distinto per la dimensione emotiva dei suoi film. Da un punto di vista teorico Il Giovane Favoloso non è che una ripetizione di quanto il regista napoletano aveva già espresso in Noi Credevamo ovvero la disillusione di un’Italia che avrebbe potuto essere diversa, aveva le qualità per esserlo, ci ha creduto ma ha miseramente fallito. Leopardi, al pari degli eroi del Risorgimento, rappresenta un ideale romantico tradito da una patria incapace di evolvere.

Il giovane favoloso di Mario Martone - Recensione
Il giovane favoloso di Mario Martone – Recensione

Le competenze di Ippolita di Majo nel campo delle lettere non sono sufficienti a giustificare la scelta di Mario Martone di affidarle la sceneggiatura del film, che risulta il suo punto debole. Sorrisi, lacrime, rabbia, indignazione, sogni, illusioni. Non c’è nulla di tutto questo ne Il Giovane Favoloso di Mario Martone, storia di un Leopardi che non c’è. L’ironia del sommo poeta si limita a poche battute che non hanno nulla di naturale o di ardito. Elio Germano, uno dei più bravi attori italiani in circolazione (se non il migliore) è confinato nel ruolo di un Leopardi senz’anima, abbozzato e a tratti fumettistico. Ci prova in tutti i modi Germano a renderlo dolce, ironico e appassionante ma tutto sommato per bocca sua Leopardi non ci dice niente di più di quanto sottolineato da Virzì ne Il Capitale Umano: “Avete scommesso sulla rovina di questo paese e avete vinto”. D’altronde sentendolo parlare in conferenza alla Mostra del Cinema di Venezia, Elio Germano è sembrato molto più ferrato in materia di quanto non fosse Martone. Chissà che ne sarebbe stato del film se fosse stato lo stesso attore, con il suo talento, il suo coraggio e la sua passione, a raccontarci Leopardi.

Il giovane favoloso di Mario Martone - Recensione
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Detto ciò, l’Italia che riflette e piange sul suo fallimento è la nuova categoria di cinema tanto acclamata dalla critica e dal pubblico medio borghese. Se si esclude la tappa napoletana, la vita del poeta muore sul grande schermo in un affresco curato ma fintamente irriverente . Il fattore rivoluzionario non costituisce una novità per chi si è nutrito del titanismo leopardiano, andando oltre i banali attributi dei libri di scuola. Martone non osa perché incapace egli stesso di penetrare la magia della “favolosa” poetica leopardiana. Dal film non si evince purtroppo un grande lavoro di ricerca, nonostante siamo più che sicuri ci sia stato. Il problema è che né gli interpreti, né il regista né soprattutto la sceneggiatrice riescono a renderla incisiva. Il risultato? Se da un lato coloro che amano Leopardi non troveranno nel film alcun elemento di novità, dall’altro gli studenti lo odieranno ancor di più poiché costretti dai loro insegnanti ad una visione forzata del film. Dopo la tappa nelle sale italiane, Leopardi si candida di diritto per la prima serata televisiva, più servizio pubblico di così si muore!

Quando uscì Noi Credevamo Martone disse di “voler mirare a ciò che c’è sotto la pelle della storia”. Quando gli italiani saranno pronti a documentarsi, a prendere coscienza della propria identità storica e culturale allora finalmente potremmo dire addio a questi sommari tentativi di spiegazione.

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Rosa Maiuccaro





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