Festival di Cannes, ciak

Festival di Cannes, ciak

Ci siamo, ancora una manciata di ore e la 67ma edizione del festival di Cannes taglierà il nastro


Coi punti interrogativi di sempre, le polemiche, le speculazioni e i dubbi, Cannes resta il festival cinematografico più importante del mondo. Anche il più pomposo, il più insopportabilmente chic, la vetrina di tutto ciò che la Francia si picca d’insegnare al mondo: la liberalità, l’eleganza, la tolleranza… ma è anche il festival che esattamente 20 anni fa, dopo averlo accolto con un misto di shock e stupore, consegnò la Palma d’Oro a Pulp Fiction di Quentin Tarantino. E la ricerca del film che segna un’epoca, marca un genere fino a condizionare addirittura il linguaggio comune, è il sogno proibito di ogni direttore di festival, così come di ogni appassionato di cinema. Ma non sarà questo l’anno, pare.

Il direttore Thierry Fremaux  replica indirettamente ai tanti critici che accusano il festival d’essere troppo prevedibile, troppo pieno dei bei soliti, vecchi nomi  che i “grandi registi fanno grandi film e avranno sempre un posto a Cannes “.
L’hanno già battezzata l’élite di Cannes, qual gruppo di recidivi nei quali troviamo artisti come  i due volte vincitori fratelli Dardenne, l’83enne pilastro della nouvelle vague Jean-Luc Godard, che potrebbe non essere presente personalmente, e Ken Loach, Cronenberg … d’altronde per il “sangue fresco” ci sono sempre la Settimana della Critica o la Quinzaine des réalisateurs, che non a caso sono in molti a preferire.

Il 25 maggio commenteremo gli esiti, intanto, sorbiamoci ancora le note polemiche del Grace di Monaco di Oliver Dahan, che apre il festival senza la benedizione dei sovrani monegaschi. La storia di una principessa di Hollywood che lotta per i diritti di un paradiso fiscale nel Mediterraneo non è piaciuta. Peccato.

Altre notizie sull’apertura del 67mo festival di Cannes qui





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