CANNES 68: La Palma d’oro si allontana dalla Francia, delude ancora Gerard Depardieu

CANNES 68: La Palma d’oro si allontana dalla Francia, delude ancora Gerard Depardieu

L’Italia incassa le prime soddisfazioni alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes mentre continua a deludere il cinema francese con Gerard Depardieu e Isabelle Huppert


Che non fosse un’ottima annata per il cinema francese al Festival di Cannes è stato chiaro fin dai primi minuti del film d’apertura Standing Tall di Emanuelle Bercot. Dopodiché la situazione è andata via via peggiorando passando per Mon Roi e arrivando fino alla débâcle con Valley of Love di Guillaume Nicloux (La Religiosa).

Al momento i salvabili sarebbero La loi du marché che, come già sottolineato in precedenza (cliccate qui per leggere) fa molto affidamento sul talento e la naturalezza di Vincent Lindon e il Jacques Audiard minore di Deephan. Il dramma sull’immigrazione firmato dal regista de Il Profeta è stato particolarmente apprezzato dai critici per il tono lirico di un racconto profondamente duro e sanguinoso, pur non essendo certamente il lavoro più elettrizzante e coinvolgente di Audiard.

La vera agonia è stata invece guardare due monumenti del cinema transalpino come Isabelle Huppert e Gerard Depardieu umiliarsi nel bruttissimo Valley of Love di Guillaume Nicloux dove interpretano una coppia alle prese con l’elaborazione del lutto dopo la morte del figlio Michael.

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Nonostante il regista francese si affidi completamente alla personalità dei due attori la loro relazione risulta poco credibile, totalmente priva di tenerezza, dolore e intensità. Poco prima della conferenza stampa di presentazione Depardieu ha rifiutato di farsi fotografare e come dargli torto? L’ex sex symbol del cinema francese è ingrassato a dismisura tanto da sembrare irriconoscibili e rendere quasi dolorosa la visione di un film dove lo vediamo a torso nudo quasi per l’intera durata.

Guardando Valley of Love non si viene coinvolti dalla storia di Gerard e Isabelle ma si osserva piuttosto il decadimento di un certo star system e le rughe della Huppert che, nonostante ritrovi Depardieu a più di 20 anni di distanza dal loro ultimo film insieme, è talmente fredda nei confronti del suo partner di scena da non concederci/gli neanche un minuto di sollievo. D’altronde sono trascorsi solo 8 anni dalla morte del figlio Guillaume Depardieu (Pola X) e anche solo per questo il film avrebbe meritato più attenzione, tatto e dolcezza.

Arrivano intanto le prime soddisfazioni per il cinema italiano in attesa della cerimonia di premiazione di domenica sera. Se il documentario The Other Side – Louisiana di Roberto Minervini (distribuito in Italia da Lucky Red) ha ottenuto grandi consensi nella sezione Un Certain Regard, il cortometraggio Varicella del ventiquattrenne Fulvio Risuleo con Edoardo Pesce (I Cesaroni) ha vinto alla Semaine de la Critique.

VARICELLA - foto r

Il corto ha vinto il Sony CineAlta Discovery Prize, il premio assegnato dalla Semaine al miglior cortometraggio. La giuria è composta dalla Presidente Ronit Elkabetz, regista di Viviane, dalla cineasta francese Katell Quillévéré, da Peter Suschitzky, direttore della fotografia (tra l’altro de Il Racconto dei racconti), dal giornalista Boyd van Hoeij e Andréa Picard (selezionatore del Toronto International Film Festival).

Varicella ha per protagonista una madre preoccupata che il figlioletto Carlo stia crescendo senza aver ancora contratto la stessa malattia che sarebbe innocua se presa da bambini ma rischiosa per gli adulti. La donna è dunque intenzionata a trovare un modo per farlo ammalare ma il papà potrebbe non essere d’accordo con la sua tattica. Insomma un ottimo colpo per il cinema italiano e le giovani promesse come Risuleo.

di Rosa Maiuccaro, inviata a Cannes

Il trailer di Varicella

https://www.youtube.com/watch?v=nxV_JsxNNic https://www.youtube.com/watch?v=





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