La pizza più buona? Per il Gambero si mangia a Roma. E a Napoli scoppia la protesta

La pizza più buona? Per il Gambero si mangia a Roma. E a Napoli scoppia la protesta

Autunno, le Guide gastronomiche cominciano a fiorire. Le bibbie dei gourmet – odiatissime ma pure blandite come potenti da media e “operatori del gusto” – salgono in cattedra facendo il bello e il cattivo tempo, segnando successi e destini. E si finisce per scoprire che, secondo il Gambero Rosso 2013, a Napoli non ci sarebbe una sola pizzeria degna di figurare al top, e scoppia la sacrosanta protesta…


Rispondendo all’appello di Gazzetta Gastronomica i pizzaioli napoletani si mobilitano dandosi appuntamento nello storico locale in via dei Tribunali di Gino Sorbillo.

Riprendiamo dal blog del critico gastronomico de Il Mattino, Luciano Pignataro

“Chissà cosa avrà pensato Michele Leo, il bravo pizzaiolo della Città del Gusto a Bagnoli, sfogliando la Guida Gambero Rosso e apprendendo che a Napoli non c’è neanche una pizzeria degna di entrare nella top italiana. Un po’ come dire i tortellini non si mangiano a Bologna, la carbonara va cercata fuori Roma e il nebbiolo migliore si produce in Napa Valley e non nelle Langhe.

Secondo la nuova edizione della Guida, presentata ieri a Roma, le cose stanno proprio così: La Fucina e Sforno a Roma, Pepe a Caiazzo e I Tigli San Bonifacio in provincia di Verona sono il top della pizza in Italia. Un responso incredibile, soprattutto tenendo conto del crescente successo dei pizzaioli napoletani in tutto il mondo grazie all’attività dell’Associazione Verace Pizza presieduta da Antonio Pace. Pepe è il solo campano e non fa neanche pizza napoletana Stg, il riconoscimento europeo tutela lo stile napoletano dalle imitazioni in base a u nrigido disciplinare.

Eppure il Gambero Rosso a Napoli non è proprio una astronave di marziani: da qualche anno a Bagnoli, sostenuta con convinzione dalla Regione soprattutto negli ultimi anni di Bassolino, è aperta la Città del Gusto che dovrebbe essere un presidio delle eccellenze campane. Come mai questa dimenticanza? Quando hanno girato gli ispettori? Forse pesa l’anima romana dell’editore? Sono queste le domande dei pizzaioli parteniopei che da ieri girano nei social network.

Il dato di fatto è che nessuno dei maestri pizzaioli napoletani è per la Guida del Gambero al top italiano. Se era un modo per fare notizia, l’obiettivo è stato raggiunto.

Infuriato Massimo Di Porzio, vicepresidente dell’Associazione Verace Pizza: «Sono contro una linea editoriale ed imprenditoriale che esalta la fantomatica pizza gourmet a scapito della pizza napoletana che da sempre è un alimento semplice e popolare. Per questo è stata sempre snobbata dall’elite gastronomica, salvo poi scoprire che anche gli stellati stanno costruendo forni a legna all’interno dei loro prestigiosi locali. Al Salone del Gusto ci impegneremo ancora di più a sottolineare la peculiarità della pizza napoletana».

(a.d)





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