Il caffè? A New York è cosa seria

Il caffè? A New York è cosa seria

Luogo comune o no, per l’italiano all’estero il risveglio mattutino ha sempre i toni della drammaticità. Il caffè degli altri,…


Luogo comune o no, per l’italiano all’estero il risveglio mattutino ha sempre i toni della drammaticità. Il caffè degli altri, si sa, è quello che è: una brodaglia insopportabile da toni vaghi e aromi ancora più inesistenti. Certo, il “posticino” dove gustare un espresso che sfiora la decenza, cercando bene lo si trova sempre, soprattutto nelle grandi città. Perché anche l’espresso si è globalizzato e neppure in tempi troppo recenti, la novità – relativa – invece, è data dal fatto che che quest’arte anche all’estero sta imboccando le vie della perfezione, o quasi.

Finalmente anche a New York si può prendere un caffè serio”, titola il New York Times, pubblicando un’ampia quanto esauriente guida delle caffetterie tra Manhattan e Brooklyn dove la preparazione del caffè “se non è arte è quantomeno una forma alta di artigianato”. E negli ultimi due anni, riferisce il prestigioso quotidiano,  più di 40 tra nuove caffetterie e bar hanno aderito alla religione dell’espresso.

Grazie all’arrivo in città di alcune aziende specializzate, in questi luoghi c’è la sicurezza di avere un caffè di recente torrefazione (max 10 giorni) il che ne assicura la permanenza degli aromi, le miscele sono le migliori tra quelle disponibili negli States e la macinatura è immediata. Inoltre sono numerosi quei baristi che, dopo aver seguito corsi specializzati, si sono votati alla macchina manuale, che com’è noto richiede perizia ma assicura gusto.
“In luoghi come Bluebird Coffee Shop nell’East Village, l’espresso è così lussoso e luminoso che ha un sapore dolce per conto proprio – dice il NYT,  e ancora –
Gli elaborati disegni in schiuma del cappuccino preso al Third Rail Coffee nel West Village  non sono solo mettersi in mostra, ma sono un segno che il barista riscalda correttamente il latte col vapore”.
La differenza tra una tazza di caffè presa in questi nuovi bar  ciò che era disponibile prima “è impressionante”.
Insomma, la cura dei dettagli è scientifica e spesso raggiunge livelli maniacali, come quel barista di Kaffe 1668 che non serve il cappuccino con una certa miscela perche “il latte sopraffarrbbe i sapori sottili del caffè”.  O come al Bluebird Coffee Shop, dove per una tazzina si adoperano tra i 19 ed i 21 grammi di caffè, contro i 7 grammi della regola o i 5 delle cialde preconfezionate.

C’è da augurarsi che tanta cura contagi anche I barista italiani, tanti bravissimi, molti mediocri. Per leggere la guida completa dei bar suggeriti dal NYT, cliccare qui.





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