Tfr in busta paga, tutto quello che c’è da sapere

Tfr in busta paga, tutto quello che c’è da sapere

Tfr in busta paga, come inciderà sui nostri stipendi e cosa ne pensano gli attori coinvolti


Il tfr è riuscito nell’impresa di mettere tutti d’accordo: Inps, sindacati di lavoratori e datori di lavoro. Non piace a nessuno. Capiamo come funziona la proposta di Matteo Renzi.

Tfr è la sigla che sta per trattamento di fine rapporto, la cosiddetta liquidazione o buonuscita. Il Tfr equivale alla retribuzione annua divisa per 13,5 il che risulta in una mensilità. Renzi propone di dare subito il 50% della liquidazione ai dipendenti in busta paga.

Chi custodisce il Tfr?

Nella maggior parte dei casi (per le pmi sotto i 50 dipendenti) dopo la riforma del 2006 è destinato a fondi pensione. Nel 40% circa dei casi invece rimane a maturare in azienda. Considerando che l’ammontare annuo di Tfr accumulati in Italia è di circa 24 miliardi alle imprese rimangono in cassa 10,8 miliardi quindi dare subito in busta paga il 50% della liquidazione risulterebbe in un buco di 5,4 miliardi nelle casse aziendali.

Toccherà lo scaglione Irpef?

Il Tfr, non essendo nella disponibilità immediata del dipendente gode di una tassazione agevolata. Se il Tfr entrasse in busta paga sarebbe invece soggetto a tassazione normale, quindi avremmo una tassazione superiore a quella attuale per questa parte del nostro patrimonio. Altra cosa da tenere in mente è che l’aggiunta (variabile a seconda dello stipendio) alla mensilità andrebbe a incidere negli scaglioni su cui si calcolano i famosi 80€. Chi ha un reddito di poco inferiore ai 26 mila € sorpasserà la soglia per cui riceverà solo l’anticipo ma non più il bonus.

Cosa ne pensano i sindacati?

La Cgil per bocca della Camusso “Sono soldi dei lavoratori e nessuno racconti che siamo di fronte a degli aumenti salariali”; la Uil “è bene ricordare che il Tfr è salario differito e quindi è già nella titolarità del lavoratore”; la Cisl “deve essere chiaro, per una scelta consapevole, che si tratta di usare in anticipo risorse non più utilizzabili altrimenti al momento del pensionamento o per la previdenza complementare”. Tutti sono d’accordo sulla possibilità di scelta da parte del lavoratore.

Cosa ne pensano le imprese?

Rete Imprese per bocca del presidente Giorgio Merletti (presidente anche di Confartigianato) “è impensabile per le piccole imprese possano sostenere ulteriori sforzi finanziari, come quello di anticipare mensilmente parte del Tfr ai dipendenti”. Il problema si aggiunge alla contrazione del credito del 5,2% nei confronti delle piccole imprese. Renzi, consapevole del problema ha detto a Ballarò: “la preoccupazione è che se diamo il Tfr subito in busta paga ci sia un problema di liquidità per le piccolissime imprese, le grandi ce la fanno. Allora sulla base di questo stiamo ragionando sul fatto che l’Abi, l’associazione delle banche, possa dare i soldi che arrivano dall’Europa, quelli che chiamiamo i soldi di Draghi, esattamente alle piccole imprese per garantire la liquidità”.

Cosa ne pensa l’Inps?

Secondo Massimo Fracaro e Nicola Saldutti del Corriere della Sera ”mettendo il Tfr in busta paga all’Inps verrebbero a mancare tre miliardi l’anno”. Circa la metà dei 6 che l’istituto incassa sotto forma di flussi di Tfr. Tiziano Treu, commissario straordinario dell’Inps, però dichiara “Sulla questione dell’anticipo Tfr in busta paga credo che ci siano sia pro che contro: in un momento come questo avere qualche soldo in più in busta paga può rappresentare un incentivo ai consumi, ma di contro il Tfr dovrebbe servire a rimpinguare la pensione, ma così non assolverebbe più a questa funzione”.

U.D.B.





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