Shia LaBeouf: ‘Il cinema come terapia’

Shia LaBeouf:  ‘Il cinema come terapia’

Il ritorno sul set come terapia: è questo il pensiero del controverso attore americano Shia LaBeouf che, dopo i tanti…


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Il ritorno sul set come terapia: è questo il pensiero del controverso attore americano Shia LaBeouf che, dopo i tanti problemi del recente passato e il lungo percorso di riabilitazione per disintossicarsi dalla dipendenza da droghe e alcol, ringrazia il regista Dito Montiel per averlo scelto per l’ultimo film ‘Man Down’.
Al Festival del Cinema di Venezia, LaBeouf ha dichiarato: “Lui è venuto a casa mia mentre mi trovavo in pessime condizioni e mi ha offerto questo ruolo come se fosse una terapia. Come a dire: ‘Questo è il percorso di guarigione. Intraprendiamolo insieme'”.
Da oggi in poi, Shia, – che ha suscitato scalpore per essersi presentato sul red-carpet con una busta di cartone in testa e aver interrotto uno show a Broadway – ammette di volersi circondare solamente di persone in grado di esercitare un’influenza positiva su di lui.
“Riesco a tirare fuori il meglio di me stesso in ambienti sani, con persone che tengono al mio bene. Quando so che anche se sbaglio, c’è un amico a porgermi la mano.”
A fare parte della stretta cerchia di amici fidati di Shia c’è senza dubbio Gary Oldman, ritrovato sul set del nuovo film dopo l’esperienza di ‘Lawless’.
“Lui è il mio eroe. Gli voglio molto bene. Faccio tutto quello che mi dice lui. Lo seguo come un pazzo” – ha detto LaBeouf.





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