Pronto, è il Quirinale?

Pronto, è il Quirinale?

Una piccola storia senza nessuna influenza. Una storia vera che ci racconta qualcosa in più del presidente Napolitano


Pronto Quirinale? Volevo ringraziare il Presidente”.

Aspetti un attimo … “ Ed Elena aspetta, cinque-sei minuti, prima di perdere la voce…

Presidente?” E sa dirgli solo grazie e sa trovare solo monosillabi per rispondere alle sue domande. “Non vorrei essergli sembrata una maleducata, avrà intuito che ero emozionata?”

Un passo indietro. Febbraio 2013, l’Italia esce da una tornata elettorale che riporta in auge Silvio Berlusconi e porta sulla scena della politica ufficiale Beppe Grillo e il suo movimento. Le reazioni internazionali sono all’insegna delle perplessità mentre dalla Germania il candidato cancelliere socialdemocratico, Peer Steinbrueck, perde una buona occasione per tacere dicendosi “inorridito dalla vittoria di due clown“. Napolitano, che in quei giorni è in visita in Germania non ci sta, annulla un pranzo col politico e, durante un incontro con la comunità italiana a Monaco di Baviera ribadisce i motivi della sua scelta: “Noi italiani rispettiamo la Germania ma esigiamo rispetto. Il presidente della Repubblica ha il mandato di garantire l’unità nazionale, e per me vuol dire anche la dignità nazionaleSi deve essere orgogliosi dell’Italia che lavora, che pensa, che crea, che produce e che dà il suo contributo all’Europa unita  e dobbiamo essere orgogliosi dei nostri militari che si fanno sempre onore e che rischiano la vita per conto della comunità internazionale e per conto della Nazione italiana”.

Dalla provincia di Varese, Elena, madre 60enne con buoni motivi personali per avercela con i tedeschi, è come se rimanesse folgorata. “Mi sono sentita difesa dal Presidente, protetta, mi ha ridato l’orgoglio di essere italiana, insomma, mi ha resa felice del mio Paese”, racconta (e non spieghiamo quei motivi personali di cui sopra, né sveliamo il suo vero nome perché non ce lo perdonerebbe mai). Passano i giorni, Elena ripensa spesso alle parole di Napolitano, quel senso di soddisfazione si mescola alla gratitudine. E così in un pomeriggio di marzo telefona al Quirinale, il resto lo abbiamo già raccontato.

Non speravo in tanto – conclude Elena – volevo solo che gli arrivasse il mio grazie, e quando ho composto il numero neppure credevo di riuscire a parlare con qualcuno…e invece. Oggi mi dispiace d’essermi fatta prendere dall’emozione, lui è stato gentilissimo mi ha chiesto di me, dove vivo, cosa faccio…ed io ho risposto a monosillabi perché ero già in confusione. Ma volevo dirgli grazie, e gliel’ho detto di persona, va bene così”.

(a.d)

 

 





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