Prodi da Renzi per il Quirinale, nonostante il veto di Berlusconi

Prodi da Renzi per il Quirinale, nonostante il veto di Berlusconi

Escono le prime indiscrezioni sull’incontro tra Renzi e Prodi a Palazzo Chigi riguardo la corsa al Quirinale e spunta il veto di Berlusconi


Il ritorno di Romano Prodi a Palazzo Chigi è stato interessante per il professore bolognese. Prodi aveva lasciato il palazzo a fianco di Montecitorio sei anni fa. Dopo le prime incomprensioni e qualche scambio di SMS quello di ieri è stato il primo incontro ufficiale tra i due. La versione concordata per la stampa è stata “si è parlato soltanto di Libia, di Ucraina e di politica europea”.

Durante la lunga chiacchierata si è sicuramente parlato di politica internazionale, una vera passione per Prodi ma il nodo principale è stato la corsa al Quirinale. Renzi avrebbe detto al professore “Caro Romano, lo sai, io non posso blindare nessuna soluzione, credo serva un presidente di garanzia, ma Berlusconi ha espresso un veto nei tuoi confronti. Certp, se dopo le prime votazioni, si determinasse un impasse a quel punto dovremmo andare su un piano b e il candidato più autorevole saresti tu”.

Il veto di Berlusconi era risaputo ma ora Prodi lo ha sentito dalle parole del Presidente del consiglio e tutto è diventato più chiaro. Prodi dal canto suo ha ripetuto che non è interessato, che si diverte a girare il mondo e che considera il Quirinale una partita chiusa. Prodi non sta facendo lobbying per la sua candidatura, così come non aveva organizzato nulla nel 2013 ma certo non gli dispiacerebbe l’idea di salire sul colle più alto.

Prodi rispetta Renzi, sanno tutti e due che arrivare al Quirinale non è una passeggiata e il professore ieri ha tentato di capire le vere intenzioni di Renzi. Il presidente del Consiglio dal canto suo voleva ottenere due risultati dall’incontro con Prodi, il primo era tenere sotto pressione Berlusconi e riportarlo all’ordine per quanto riguarda il voto sulle riforme di gennaio. Come dire: o mi voti le riforme o ti ritrovi Prodi al Quirinale. Il secondo obiettivo era rubare la bandiera Prodi alle minoranze del suo partito che hanno sempre considerato il professore un loro vessillo.





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