Prodi, Bonino, Rodotà, D’Alema e Amato – chi è il candidato perfetto per sostituire Napolitano alla Presidenza della Repubblica

Prodi, Bonino, Rodotà, D’Alema e Amato – chi è il candidato perfetto per sostituire Napolitano alla Presidenza della Repubblica

Con le imminenti dimissioni di Napolitano iniziano a circolare i nomi dei probabili candidati a Presidente della Repubblica, ecco 5 nomi.


Continuano a rincorrersi le voci sulle dimissioni di Napolitano. Il nostro Presidente della Repubblica ha reso quasi ufficiali le sue dimissioni con la fine del semestre di presidenza italiana del Consiglio europeo. La presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea finirà alla fine di quest’anno e Re Giorgio lascerà il trono che ha occupato più a lungo di qualsiasi altro Presidente della Repubblica italiana. Giorgio Napolitano è difatti stato l’unico a essere eletto per due volte. Giorgio Napolitano è stato anche il primo Presidente della Repubblica ex-comunista anche se nel momento in cui è stato eletto era “indipendente”.

Come sempre ci sarà la lotteria dei successori con candidati papabili bruciati e altri rimasti oscuri fino alla fine che diventano improvvisamente possibili. Proviamo a stilare una lista di possibili candidati allo scranno più alto della Repubblica:

Romano Prodi, 9 agosto 1939

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Prodi è stato Presidente del Consiglio per ben due volte, dal 1996 al 1998 e dal 2006 al 2008. Prodi è stato eletto con una coalizione di centrosinistra ed è stato dal 2007 presidente del Comitato nazionale per il Partito Democratico e dalla fondazione di quest’ultimo ne è stato presidente dell’Assemblea costituente nazionale fino al 2008. Prodi è stato docente di Economia e politica industriale all’università di Bologna, ministro dell’Industria nel quarto Governo Andreotti, dal 1999 al 2004 presidente della Commissione Europea. Dal 1982 al 1989 e dal 1993 al 1994 è stato presidente dell’IRI (Istituto per la ricostruzione industriale). Prodi è stato l’unico presidente di centrosinistra eletto in Italia, quantomeno l’unico che poi ha effettivamente governato dato che Bersani non è riuscito a formare un Governo e i suoi successori hanno dovuto creare alleanze con formazioni politiche rivali. Ora è l’Inviato speciale del Segretario generale della Nazioni Unite per il Sahel. Prodi era un candidato forte anche nella scorsa corsa al Quirinale ma fu bocciato dai cosiddetti “101”. Siamo pronti a scommettere che ci sarà ancora chi lo candiderà.

Emma Bonino, 9 marzo 1948

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“Emma Bonino è il monello di Montecitorio!” così la descriveva Sandro Pertini. La Bonino è una delle figure più importanti del radicalismo liberale italiano, è stata Ministro degli affari esteri dal 2013 al 2014 durante il governo Letta, dal 2008 al 2013 è stata Vicepresidente del Senato della Repubblica e dal 2006 al 2008 è stata Ministro del commercio internazionale e delle politiche europee duranti il secondo Governo Prodi. La Bonino è stata anche Commissario europeo per gli aiuti umanitari e per la tutela dei consumatori dal 1995 al 1999.

La Bonino è stata anche tra gli ideatori e i promotori della Corte penale internazionale e professoressa emerita dell’università americana del Cairo. Emma Bonino è un altro dei candidati ricorrenti nel caso di elezione del Presidente della Repubblica ma il suo handicap è quello di non essere riconducibile a nessuno schieramento politica, non che questo sia un vero e proprio problema, come ricorda Claudio Martelli nel suo editoriale i nostri migliori presidenti sono stati gli indipendenti: Einaudi; Saragat; Pertini; Ciampi e Napolitano.

Stefano Rodotà, 30 maggio 1933

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Stefano Rodotà è un politico italiano di origine arbereshe che ha iniziato la sua carriera tra le fila del Partito radicale di Mario Pannunzio, successivamente passa da indipendente nel Partito comunista e poi nei Democratici di sinistra, del PDS diventa anche presidente tra 1991 e il 1992. Rodotà è stato Vicepresidente della Camera dei Deputati nel 1992 e presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali dal 1997 al 2005. Rodotà è stato docente in molte università, Macerata, Genova e Roma ed p stato un “professore invitato” presso molte prestigiose università estere. Il suo nome tra i papabili per l’elezione a Presidente della Repubblica c’è finito nel 2013 quando è stato proposto dal Movimento 5 stelle. Sulla sua figura, oltre ai voti 5 stelle, c’era stata una convergenza tra Sinistra Ecologia e Libertà e alcune fronde del PD. Successivamente Grillo aveva “scomunicato” Rodotà apostrofandolo come “un ottuagenario miracolato dalla rete”. Il suo nome potrebbe ricomparire nelle liste dei candidati nel caso in cui le elezioni andassero per le lunghe e ci fosse necessità di un candidato indipendente non inviso a parte dell’opposizione.

Massimo D’Alema, 20 aprile 1949

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Il Lider Maximo, come lo chiamano gli “amici” è sempre uno dei nomi che serpeggiano nei meandri di Montecitorio quando si parla di Presidente della Repubblica, il curriculum d’altronde è impressionante: Presidente del Consiglio dal 1998 al 2000; Ministro degli esteri dal 2006 al 2008 nel secondo Prodi, presidente del COPASIR dal 2010 al 2013; Vicepresidente del Consiglio dal 2006 al 2008 sempre durante il secondo Prodi, Vicepresidente dell’internazionale socialista dal 1996 al 1999 e dal 2003 al 2008; segretario del PDS dal 1994 al 1998, segretario dei DS nel 1998; presidente dei DS dal 1998 al 2007. Incominciò a fare politica giovanissimo e lesse il suo primo discorso ad un congresso di partito all’età di 9 anni (si dice che Togliatti commentò “Ma questo non è un bambino, è un nano!”. D’Alema è stato il primo artefice delle larghe intese e il primo leader di sinistra a dialogare apertamente con la destra di Berlusconi per la Bicamerale. Oltretutto è risaputo che abbia ancora una grande influenza all’interno del PD. Sicuramente sarà un nome discusso.

Giuliano Amato, 13 maggio 1938

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Uno degli eterni candidati alla presidenza della Repubblica. Amato è uno di quei candidati con il curriculum decisamente importante: Giudice costituzionale; Presidente del Consiglio dei ministri dal 1992 al 1993 e dal 2000 al 2001; ministro del tesoro dal 1987 al 1989 con Gioria e dal 1999 al 2000 con D’Alema; ministro dell’interno dal 2006 al 2008 con il secondo Prodi; presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato dal 1994 al 1997 e vicepresidente del Consiglio dei ministri. Il “Dottor Sottile” come lo aveva battezzato Eugenio Scalfari dopo una brillante carriera di docente universitario di diritto ha scalato le gerarchie del PSI di Craxi e, soprattutto, è uscito indenne da Tangentopoli. Il suo nome è legato al prelievo forzoso del 1992. Amato è un nome che piace sia a destra che a sinistra e potrebbe essere un buon compromesso.





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