M5S: “no a tutto e a tutti”. Ma fuori c’è l’Italia

M5S: “no a tutto e a tutti”. Ma fuori c’è l’Italia

Grillo, la frusta e i nuovi deputati. I dictat del comico tolgono la libertà di pensiero agli stessi suoi eletti


“Chi si allea col Pd è fuori”. Così, ieri, Roberta Lombardi, capogruppo dei grillini alla Camera. E c’è chi pensava che i cento e oltre del M5S avessero la testa per pensare autonomamente. Sbagliato! (ma c’è chi spera che invece le cose possano cambiare)

Mai visto in politica un minestrone così variegato come quello uscito dalle urne. Ma se degli schieramenti tradizionali si sa tutto – o quasi – degli eletti del M5S non si sa ben poco perchè non hanno un passato pubblico. Risultano imprevedibili, c’è poco da aggiungere: potrebbero essere rigorosamente in linea coi dettami del loro ledaer ma potrebbero anche non esserlo. Si sa però che chi ha votato Grillo – nella stragrande maggioranza dei casi – lo ha fatto per dimostrare il proprio dissenso alle logiche dei partiti tradizionali rei di aver fatto perdere ricchezza, prestigio e lavoro al Paese. E sin qui nulla da dire. Se è vero che il 40 per cento degli italiani non usa Internet, si può dire che molti degli 8 milioni di elettori del M5S non ne conoscano il programma, che resta disponibile a tutti ma solo on line e che, in virtù della strategia di comunicazione messa in atto dai due guru del Movimento, non ha trovato sulla televisione italiana alcun momento nè di approfondimento nè di confronto.

Gli eletti dei 5 Stelle che rappresentano pur sempre il popolo italiano, oggi ne incarnano solo la rabbia. O poco di più. E se la rabbia è un sentimento legittimo, quando si protrae rende impossibile qualsiasi progettualità. E senza progetti non si va da nessuna parte. Gli 8 milioni di elettori del M5S conoscono davvero i progetti del movimento? Certo, vorrebbero un’Italia di politici onesti e pagati il giusto, un’Italia trasparente e pulita, eco-compatibile e dove a tutti venga garantito un reddito minimo di cittadinanza. E magari sganciata dalle insopportabili logiche dei padroni dell’Europa (vedi Mekel). E poi? Come si dovrebbero realizzare queste cose? Con quali soldi assicurare reddito a chi non ce l’ha?  E se uscissimo dall’euro, come pagheremmo la salatissima bolletta energetica per far funzionare il Paese?  L’elettore medio queste domande se l’è poste?  E che risposte ha trovato? Legittimo avere qualche dubbio.

A oltre due settimane dal voto e dal successo il movimento del comico Grillo – Beppe di nome – può abbandonare il rancore per tutto e tutti. L’esito c’è stato, ora occorre governare ed è bene soffermarsi sulle proposte e scelte che il movimento predica. A meno che non voglia sfasciare e tutto per tornare alle urne, dare ad altri la colpa dell’ingovernabilità del Paese, e sperare di conquistare il 50 per cento alla prossima tornata, per il M5S dovrebbe essere il momento della responsabilità.

Governissimi no – sostengono – appoggio a destra o a sinistra neppure, coalizioni di schieramenti assolutamente no. Insomma no a tutti e a tutto. Ma perchè, allora, si sono presentati alla Camera e al Senato. Davvero sperano di lavorare con il no ad ogni ipotesi?

Il cittadino che ha votato i grillini – forse anche qualche eletto – si chiederà da che parte dovrà stare quando le Camere saranno nuovamente aperte. Vero è che la democrazia offre a tutti – donne e uomini, eletti e non eletti, ricchi o straccioni, piccoli o grandi, belli o brutti – la possibilità di presentarsi in un partito o movimento, alfine di governare con coerenza e nel rispetto di tutti ma questo sembra troppo.

E vero è che coerenza e rispetto probabilmente sono parole che non rientrano nel vocabolario grillino che arriva a predirre anche rivolte di piazze. Da secoli ascoltiamo gli insulti che il capocordata lancia non risparmiando nessuno e prendendosela soprattutto con i giornalisti – meno quelli della stampa estera e di Sky – accusati di voler manipolare il grido di dolore del suo popolo.

Resta il fatto che, riferendosi alla “vecchia” politica – nelle piazze – parlavano di teatrini, di zombi, di farabutti e chi più ne ha più ne metta. E oggi? Non basta rifiutare il doppio petto. Fuori dalle stanze dorate dove anche i grillini sono entrati c’è un paese stremato. Il Paese dei lavoratori senza lavoro, degli imprenditori senza credito, dei giovani senza futuro, dei  sindaci costretti a tagliare i servizi alla cittadinanza. Un Paese che non può più aspettare e per il quale ogni giorno perso a discutere sui “principi” (quale principi?) potrebbe fare la differenza tra l’esistere e lo scomparire. C’è gente che dovrebbe vergognarsi…   (gm)





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