L’Aquila, quattro anni fa il sisma che la distrusse

L’Aquila, quattro anni fa il sisma che la distrusse

Sono ancora agonizzanti la città ed i paesi rasi al suolo dal terremoto


Non dimentichiamo L’Aquila. Quattro anni fa come oggi, alle 3.32 la terra tremò e distrusse una perla rara del Belpaese portandosi via 309 vite.

Il terremoto fu di magnitudo 6.3 della scala Richter.

A quattro anni di distanza il centro storico de L’Aquila e numerosi paesi che la circondano sono ancora un ammasso di macerie. Per ricostruirli ci vorrebbero oltre sette miliardi di euro.

Oggi tutti i politici parleranno di quella tragedia – così com’è d’uopo fare negli anniversari – ma c’è chi, come la stragrande maggioranza dei cittadini che sopporta tasse da Guinnes, preferirebbe il silenzio dei governanti e più fatti. Ricominciare, magari con stanziamenti ridotti, ma ricominciare a costruire quel che la Natura ha spazzato via senza pietà.

Gran parte di noi sa che L’Aquila rimarrà così per chissà quanti anni ancora e tutto ciò fa male. Fa male agli aquilani che dopo il sisma ripensavano alla loro città ormai deturpata sperando in una rapida ricostruzione, fa male agli italiani che ritornerebbero volentieri a calpetare le viuzze della città visitando capolavori architettonici e musei, fa male alla memoria delle vittime, troppe e innocenti talvolta ucise per la mano dell’uomo che ha costruito edifici di “carta velina” risparmiando così sul cemento armato.

L’urlo Forza L’Aquila deve accumunare tutti, a qualsiasi formazione politica appartengano. E con il grido si dia seguito ai fatti. Costi quel che costi.

La memoria umana, si sa, è corta ma quella città deve rinascere non con promesse vane ma con la volontà del fare che deve lasciare il posto al vano dire. (gm)





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