L’amore per gli Egizi… tra gli Etruschi

L’amore per gli Egizi… tra gli Etruschi

Una tomba principesca etrusca restituisce un monile egizio


Il sito etrusco-romano di Vulci, antica metropoli dell’Etruria marittima, è oggetto di studi ed indagini archeologiche da alcuni anni, volti alla valorizzazione culturale e naturalistica dell’area.
Gli scavi in corso riguardano un settore di quella che è stata definita la necropoli dell’Osteria, una vasta porzione ad uso funerario situata a nord-ovest dell’abitato di Vulci, già nota agli studiosi per gli straordinari ritrovamenti effettuati sin dall’Ottocento.

Risale infatti a poco meno di due anni fa la sensazionale scoperta di quella che è stata definita la Tomba della Sfinge, l’ipogeo etrusco risalente al VII-VI secolo a.C., presso il quale gli archeologi hanno recuperato la scultura che ha dato il nome al monumento.

vulci

Nei dintorni di questa sepoltura sono state scoperte molte altre tombe a fossa, recinti funerari, e un secondo ipogeo di notevoli dimensioni, anch’esso databile al VII secolo a.C.
Salvatesi in parte dai saccheggi clandestini, queste tombe hanno restituito anch’esse reperti estremamente significativi che permetto di approfondire la conoscenza della necropoli vulcente.

I corredi rinvenuti connotano i defunti come membri dell’aristocrazia locale, sia maschili che femminili, come testimoniano materiali quali punte di lancia in ferro, lamine di bronzo, grani sferici di collana in oro, frammenti di fibule, e numerose ceramiche decorate di pregevole fattura di produzione locale.
Ma è stato durante le ultime indagini che gli archeologi hanno effettuato un ritrovamento veramente eccezionale: un piccolo, preziosissimo scarabeo-sigillo egizio.
Questo reperto risalirebbe alla XXV-XXVI dinastia (746-525 a.C.), e riporta inciso un cartiglio coni segni “nb” e “hr”, che indica il nome di Horus, il dio dalla testa di falco munito di flagello.

Nell’Egitto antico, questi oggetti erano utilizzati per imprimere i decori sui bolli di argilla che sigillavano giare, cofanetti o rotoli di papiro, ma nel caso dell’esemplare rinvenuto a Vulci (attualmente in corso di studio) è assai più verosimile che fosse stato montato su un anello.
Probabilmente può essere datato all’epoca in cui vissero i faraoni Nekao I e Psammetico I, in un periodo compreso tra il 672 e il 610 a.C., che concorderebbe perfettamente con la cronologia delle tombe di Vulci.
La presenza di manufatti egizi nelle tombe etrusche costituisce un altro solido indizio del ruolo aristocratico del defunto.
Siamo di fronte quindi non solo alla conferma dell’importanza del settore della Necropoli dell’Osteria in corso di scavo, ma anche dell’elevatissimo tenore di vita e della ricchezza dell’aristocrazia di Vulci tra l’VIII e il VI secolo a.C., il periodo di massima fioritura della città e dell’intera civiltà etrusca.

 

scarabeo





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