La democrazia non è un logo

Un editoriale di Massimo Giacomini


Ho ancora nella mente le eco di un 25 Aprile impregnato – come sempre – di retorica. Non che la retorica sia necessariamente un male, parlo ovviamente della retorica sana non del becero conformismo, della retorica che ti spinge magari ad affermare un luogo comune, ma che esprime un sentire, e guai a banalizzare i sentimenti o peggio, prendersela con quei pochi valori superstiti. Proprio questi, al contrario, più “comuni” sono, dove per comuni intendo condivisi, meglio è per tutti. E allora benvenuti siano, perché chissà mai che questo Paese non possa ricomporre i cocci partendo proprio da un idem sentire recuperato da qualche buco nero della memoria. Deve essere il 25 Aprile? E sia. Non voglio far torto alla Storia ma non mi addentro nell’argomento perché non mi piacciono né i revisionismi né le mitologie, ed il rischio di cadere nell’uno o nell’altra è sempre dietro l’angolo quando c’è di mezzo la Resistenza. Troppe ne abbiamo sentite e lette negli ultimi anni, intellettuali tanto ossessionati dall’idea di poter apparire retorici da costruire la retorica della retorica, ovvero: l’ipocrisia rivestita dalle belle parole, che è tra le cose che mi irrita di più.

Arrivo al dunque, la mia considerazione non è storica ma è strettamente legata all’attualità e ad una parola: democrazia.

Se arrivasse l’alieno di Flaiano in questa Italia del 2014 si stupirebbe di quanti politici si affannino a dirsi difensori della democrazia. “Bene, quanta democrazia c’è in questo Paese !” direbbe l’ingenuo extraterrestre, poco avvezzo alle tortuose cose della politica italiana. Ascoltando Berlusconi da Bruno Vespa potrebbe pensare che certo quel povero perseguitato ha fatto tanto per la democrazia ma è stato mal ripagato. Ha voluto – tra le tante cose innominabili  – una legge elettorale che di fatto toglieva ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti? Già, ma cosa volete ne sappia un alieno…

Ascoltando Grillo nel suo tour elettorale (no, sorry è uno show teatrale) il marziano sgranerebbe gli occhi davanti all’iper-democrazia propagandata come rimedio contro ogni possibile corruttela e via di seguito con la sfilata di belle immagini: partecipazione, referendum, parola al popolo ecc. ecc. Su chi controllerebbe il tutto molti dubbi rimangono. Già, ma cosa volete ne sappia un alieno…

E Matteo Renzi dove lo mettiamo? Il capo di un partito che si chiama Democratico non può che essere tutore di democrazia. E’ una questione di coerenza. Dite che Renzi è arrivato a palazzo Chigi senza passare per le elezioni? Già, ma cosa volete ne sappia l’alieno… E’ stato sostenuto in questo da un po’ di partiti e finanche dal Presidente della Repubblica?  Già, ma cosa volete ne sappia l’alieno… Manca qualcuno? Ah sì, la Lega Nord. Come facciamo a spiegare al marziano che anche loro, quelli che non si dissociano dai carrarmati più ridicoli della galassia né dai quattro gatti che volevano guidarli, dicono di essere paladini di diritti democratici?

Menomale che gli extraterrestri non esistono, una figuraccia stellare risparmiata al Paese che ha ridotto la democrazia a logo.

Massimo Giacomini





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