Itinerari del week end. Piediluco e il suo lago

Itinerari del week end. Piediluco e il suo lago

Gli abitanti meno giovani si ricordano ancora quel giorno. Si era agli albori degli anni Sessanta quando, sul lago di…


Gli abitanti meno giovani si ricordano ancora quel giorno. Si era agli albori degli anni Sessanta quando, sul lago di Piediluco, arrivò Brigitte Bardot. La diva, all’apice della sua fama, si stava ritemprando al sole dalle fatiche dei set di Cinecittà.

Comodamente distesa su una chaise-longue dell’esclusivo circolo Canottieri, era protetta da una squadra di robusti gorilla che tenevano d’occhio, in particolare, la strada nazionale. Ma i paparazzi riuscirono a portarsi a tiro d’obiettivo via acqua, vestendosi come pescatori e salendo su un’imbarcazione. Lo scoop fu servito.

Ci fu anche un tentativo di un click ravvicinato, ma mal ne incolse al temerario fotografo che si vide strappare di mano la Leica poi gettata tra le onde.

 

Il pittoresco borgo umbro, che si estende nello stretto lembo di terra compreso tra il bacino e il monte Caperno, conosciuto come la montagna dell’eco, è di origine medioevale, ma scavi archeologici hanno permesso di ritrovare tracce d’insediamenti risalenti alla tarda età del bronzo.

In seguito venne conquistato dai Sabini e poi dai Romani. Piediluco si accinge a ospitare la “Festa delle acque” che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Un evento legato ai riti del solstizio d’estate.

Le barche sacre con cui gli antichi esprimevano la propria devozione a Nettuno e ad altre divinità si sono ora trasformate in moderni natanti addobbati e illuminati che sfileranno la sera di sabato 9 luglio sul lago. Poi largo ai fuochi artificiali.

 

Il bacino della frazione di Terni e i suoi dolci paesaggi, tappa obbligata del “Gran Tour”, è stato meta, nel corso dei secoli, di numerosi personaggi illustri.

Fra i tanti, lo statista portoghese Mario Soáres: sulla facciata della casa di corso IV Novembre dove soggiornò durante l’esilio è stata collocata una targa.  E come dimenticare quando Vittorio Gassman rischiò di annegare? Frequentava Piediluco, insieme alla sua famiglia, in gioventù, e amava stare ore a buttar la canna alla ricerca di tinche, lucci, carpe, trote e persici reali. Fatto sta che un pomeriggio, mentre stava “lottando” con un pesce abboccato all’amo, finì in acqua iniziando ad annaspare. E a salvare il futuro mattatore del cinema e del teatro italiano fu l’amico Cencio.

Sembra, questo luogo, uno specchio d’acqua alpino, circondato com’è da rilievi boscosi. Nel Quaternario faceva parte del grande Lacus Velinus di origine alluvionale, e adesso alimenta, insieme al fiume Velino, la spettacolare cascata delle Marmore.

Con la sua forma irregolare e un perimetro di 13 chilometri, è senza dubbio il simbolo del paese: è stato immortalato anche dai dipinti a olio del francese Jean Baptiste Corot e da anni è diventato sede del Centro nazionale remiero. Lì si svolgono gli allenamenti degli atleti della nazionale azzurra di canottaggio. E se le Olimpiadi del 2020 saranno assegnate a Roma, è probabile che le gare di questa disciplina si disputeranno proprio qui. A proposito di sport: sullo stretto lungolago sfrecciarono anche i bolidi della “Mille Miglia”.

Ma i turisti hanno anche molto altro da ammirare. Come la millenaria Rocca, in posizione strategica alle spalle dell’attuale abitato, che fu al centro di contese tra i signori della zona. Era caratterizzata da un mastio a pianta pentagonale con torre quadrangolare di cui ora rimangono solo i resti. Nella zona sud-est è possibile ancora individuare la sala di rappresentanza con il portale di accesso e le stanze residenziali del palazzo duecentesco.

E poi merita una visita il santuario trecentesco, a navata unica, di San Francesco eretto in memoria della visita effettuata a questa località nel 1208 dal poverello d’Assisi. Al suo interno è conservato un crocifisso ligneo del ‘400 raffigurante il Buon Gesù. Il campanile a vela è della prima metà dell’Ottocento; quello costruito in precedenza fu danneggiato dal terremoto del 1785.

Una sosta va fatta, poi, in altre tre chiese. La prima è quella di Santa Maria del Colle, edificio in stile romanico dei primi due secoli del secondo millennio che fu abbandonata nel ‘700 e che è stata ristrutturata solo di recente. Un’altra è quella della Maestà, d’inizio ‘500, nei pressi del vecchio cimitero.

E ancora: l’itinerario non può non toccare i ruderi dell’oratorio di Sant’Ermete, innalzato circa nell’anno Mille, e i palazzi cinquecenteschi Poiani, del Podestà e del municipio: sino al 1927 Piediluco fu infatti comune indipendente. 

Altra tappa alla neoclassica Villalago, di fine ‘800, nei cui arredi interni prevale per altro il gusto neo rinascimentale. Voluta dal barone Eugenio Franchetti, è abbellita da un vasto parco ricco di essenze e piante secolari quali conifere e latifoglie ad alto fusto. Nell’area verde hanno trovato posto spazi per i pic nic con tavoli e caminetti, e un teatro all’aperto che ha accolto anche concerti di “Umbria Jazz”.

Pure il regista Luchino Visconti ha subito il fascino di questo angolo di Piediluco tanto che nel 1969 vi ha girato alcune scene del film “La caduta degli dei”. (Marco Fornara)

 

https://www.youtube.com/watch?v=OS7ayfpRSCM





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