ISIS – USA e la lotta simbolica per Kobane

ISIS – USA e la lotta simbolica per Kobane

Aumentano sia gli attacchi aerei americani che gli uomini di ISIS a Kobane, sempre più centro strategico dell’area


Kobane man mano che la guerra contro ISIS va avanti è diventata un punto strategico più importante di quanto gli americani vogliano ammettere. La piccola città di 60000 abitanti, assediata da più di un mese dall’ISIS si è trasformata in una città fantasma, secondo le nazioni unite sono rimasti circa 700 abitanti, gli altri sono scappati in Turchia.

Gli Stati Uniti si sono limitati a dichiarare Kobane un disastro umanitario ma non hanno mai parlato del valore strategico che ha assunto la città curda. Anzi, John Kerry ha precisato che con tutto il rispetto per gli abitanti la città non definisce la strategia degli USA nell’area. Kobane è un disastro umanitario ma la strategia degli USA è concentrata sull’Iraq.

Nella realtà però gli Stati Uniti questa settimana hanno aumentato drasticamente gli attacchi aerei sui militanti di ISIS nei dintorni. Si parla di 53 attacchi negli ultimi 3 giorni. Gli americani non si possono permettere di perdere Kobane, la città è diventata un simbolo del successo della strategia americana nell’area. Perderla sarebbe un colpo d’immagine difficilmente sopportabile. Dopo tutti gli sforzi fatti dagli americani perdere la città significherebbe che la strategia americana nell’area non funziona, che non ci sarebbe modo, anche volendo, di fermare ISIS in Siria.

Nonostante l’altissimo numero di attacchi aerei i militanti ISIS non sono stati ricacciati indietro. Servono truppe di terra, sia in Iraq che in Siria. Obama non vuole assolutamente riportare uomini nel medio oriente per cui gli americani stanno armando e addestrando i Peshmerga e i ribelli siriani di cui si fidano. I Peshmerga, per ora, si sono rivelati molto efficaci e la guerra contro ISIS in Iraq sta procedendo e i guerriglieri stanno chiedendo sostegno ai loro fratelli curdi siriani. I leader curdi da Erbil, la capitale del Curdistan iracheno, chiedono un aumento degli attacchi aerei americani sia in Siria che in Iraq. Gli americani giustificano l’aumento degli attacchi con il fatto che sono arrivati più combattenti dell’ISIS e con la carta della crisi umanitaria.

In tutto questo la Turchia continua a rimanere fuori dai giochi, nonostante il pericolo di avere una città sul loro confine nelle mani del califfato, cosa che sicuramente farà aumentare la porosità del confine e creerà ulteriori problemi di sicurezza per Ankara. Erdogan, dopo le pesanti insistenze americane ha solo accettato di addestrare ribelli moderati siriani oltre a dare rifugio a circa 200000 siriani.

I turchi non vogliono aiutare Kobane per, almeno, due motivi; i guerriglieri curdi di Kobane sono molto vicini al PKK, il partito dei lavoratori curdi di Abdullah Ocalan, considerato un movimento terrorista da Ankara e dagli USA. Il secondo motivo è che unire, in questo momento in cui non esiste confine tra Siria e Iraq, i curdi iracheni e quelli siriani in uno stato de facto ai confini con la Turchia diventerebbe un problema molto serio per i turchi.

I militanti del califfato, d’altronde, stanno sprecando tantissime risorse su di una piccola città la cui importanza strategica non è certo primaria. Anche per ISIS, però, Kobane è diventata una vetrina con cui presentarsi al mondo, perderla sarebbe un colpo all’immagine del califfato fortissimo. Nessun altro fronte di questa guerra è così seguito da tv e giornali.





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