ISIS, continua la lotta a Kobane

ISIS, continua la lotta a Kobane

La città curda resiste all’ISIS ma si combatte strada per strada


I curdi sono riusciti a resistere alla conquista di Kobane da parte delle truppe dell’ISIS. I Peshmerga stanno resistendo fieramente ma i militanti del califfato hanno aumentato la pressione sul nord della Siria, ormai 20000 rifugiati hanno passato il confine e gli americani stanno considerando l’ipotesi di accrescere il loro ruolo di “consiglio e assistenza” per le truppe irachene in futuro.

Susan Rice nel frattempo ha annunciato che i turchi hanno concesso le loro basi per le attività di attacco nei confronti di ISIS nel nord dell’Iraq e in Siria e per l’addestramento di ribelli siriani.

La battaglia di Kobane va avanti da ormai un mese e i miliziani ISIS hanno conquistato circa metà della città di confine, in caso di caduta definitiva l’ONU pensa ci possa essere un massacro.

Il centro di Kobane, difatti è sotto il fuoco dell’artiglieria pesante anche se nessuna delle due fazioni sembra riuscire a guadagnare terreno. La battaglia è ora strada per strada con i curdi che tentano di riconquistare posizioni. Questo terribile spettacolo ha luogo sotto lo sguardo interessato dei carrarmati turchi posizionati oltre il confine che continuano a rifiutarsi di intervenire nella difesa della città.

I curdi turchi sono sempre più esasperati e questa situazione sembra esacerbare gli animi e bloccare la flebile possibilità di pacificazioni che Ankara aveva faticosamente conquistato negli ultimi anni in cui la guerriglia con i curdi aveva provocato 40000 morti. I rappresentanti del Curdistan chiedono ai turchi, quantomeno, di far passare gli aiuti dal confine. I militanti dell’ISIS sono in possesso infatti di armi pesanti requisite all’esercito iracheno e, senza gli interventi aerei della coalizione, sono in una situazione di inferiorità militare netta.

Gli USA sicuramente non si faranno trascinare in una guerra di terra proprio ora che dopo otto anni si stanno ritirando dalle loro posizioni irachene anche se il generale Dempsey ha ventilato la possibilità di un maggior coinvolgimento americano in Iraq rispetto a quanto preventivato.





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