ISIS, continua il braccio di ferro tra USA e Turchia per Kobane

ISIS, continua il braccio di ferro tra USA e Turchia per Kobane

ISIS la città curda di Kobane ancora resiste ma Turchia e USA non riescono a trovare un accordo per l’intervento di terra.


I turchi stanno continuando nella loro tattica procrastinatoria e hanno posizionato i carri armati al confine. Erdogan, novello Quinto Fabio Massimo cunctator, il temporeggiatore, continua a non intervenire nonostante Kobane stia cadendo pian piano nelle sanguinolenti mani dell’ISIS.

Ufficiali USA e NATO sono ad Ankara per trattare il coinvolgimento della Turchia nella coalizione anti ISIS ma continuano a ricevere la stessa risposta: il coinvolgimento dell’esercito turca avverrà all’interno di un più ampio mandato che abbia come obiettivo il termine del regime di Bashar al-Assad.

Gli Stati Uniti, ufficialmente, fanno gli gnorri. Kerry ha dichiarato che nonostante gli USA siano molto preoccupati e dispiaciuti per il popolo di Kobane la zona non è un obiettivo strategico per loro quindi continueranno con i raid aerei ma il “Dominio dell’aria”, teorizzato dal generale italiano Giulio Dohuet, probabilmente non basterà a salvare i curdi siriani.

Il segretario stampa del Pentagono ha dichiarato che dobbiamo preparaci a perdere altre città e che l’unica possibilità di battere ISIS in Siria è quella di addestrare forze di terra tra i locali.

Questa è la peggiore delle ipotesi, in quanto ci vorrà del tempo per approntarla e molti altri sacrifici in termine di vite e territorio strategico, l’altra ipotesi è l’intervento di truppe turche. L’esercito turco è il secondo per grandezza dopo gli Stati Uniti all’interno della NATO e la minaccia c’è ma i turchi hanno paura che aiutare i combattenti curdi (anche e soprattutto dando loro armi) possa rivelarsi una minaccia a livello strategico nel futuro prossimo.

La zona di confine con Kobane è zona curda anche in Turchia e l’odio per il PKK è ancora vivo ad Ankara: pochi giorni fa il governo turco ha dichiarato che considera terroristi sia ISIS che il PKK. Gli ufficiali di Ankara si sono “dimenticati” di specificare chi considerino il pericolo maggiore ma la loro neutralità sembra dare un indizio.

Certo la Turchia, grazie alla sua posizione strategica, può negoziare da una posizione di forza con NATO e USA. La posizione di Erdogan è, comunque, scomoda. La Turchia è scossa dalle violente proteste curde, sia nelle aree curde vicino al confine come Gaziantep che nella capitale, Ankara, che nella città più importante, Istanbul. Diciannove persone sono rimaste uccise durante le proteste e Abdullah Ocalan, il leader del PKK incarcerato, ha avvertito che se la Turchia non aiuterà i curdi la fragile pace di questi anni vacillerà pericolosamente. Gli USA, nel frattempo, continuano a bombardare e uccidere militanti dell’ISIS, il tempo dirà con che risultati.

U.D.B.





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