ISIS è al confine turco, Erdogan è Obama trattano per un intervento sul campo

ISIS è al confine turco, Erdogan è Obama trattano per un intervento sul campo

ISIS sempre più pericoloso e vicino al confine turco, Obama spinge per un intervento turco all’interno del territorio siriano


Con l’ISIS che lotta a Kobani contro i curdi siriani gli Stati Uniti stanno intensificando gli attacchi aerei sul nord della Siria per allontanare i soldati del califfato dal confine turco. La Turchia però continua a mantenere un atteggiamento ambiguo. Erdogan insiste chiedendo a Obama un impegno contro al-Assad, quantomeno per creare una no-fly zone nel nord della Siria, per permettere il rientro sicuro dei profughi siriani che i turchi hanno accolto nel loro territorio. Gli statunitensi dal canto loro dicono di non capire l’atteggiamento turco, che una no-fly zone esiste de facto nel nord della Siria come conseguenza della loro pesante campagna di bombardamento e che questo comportamento non è un atteggiamento consono a un membro NATO. In Turchia, intanto, le proteste anti-Erdogan dei kurdi stanno imperversando. Oltre che nel sud del paese ci sono state violente proteste a Istanbul e Ankara. I curdi chiedono ad Ankara di intervenire in difesa dei loro fratelli al di là del confine, assediati e a rischio massacro.

ISIS, nel frattempo, pur rallentata dai pesanti bombardamenti americani, continua a allargare la propria zona d’influenza in Siria incontrando poca o nulla resistenza dall’esercito regolare siriano e dalle altre forze ribelli rivali. Forze ribelli rivali che stanno ricevendo un addestramento base in tutta velocità da parte dei consiglieri militari americani ma che non sono ancora pronte. Gli USA, difatti, credono, giustamente, che un attacco solo dall’alto non possa fermare gli uomini di al-Baghdadi a lungo; in Iraq il supporto è dato ai curdi, oltre che all’esercito regolare, ma in Siria la situazione è più complicata. In Siria gli americani non sanno di chi fidarsi e il lavoro di addestramento è più lungo e complesso. I Peshmerga sono truppe efficienti e pure l’esercito regolare iracheno, con tutti i suoi limiti, è formato da professionisti mentre i ribelli siriani sono una compagine piuttosto raffazzonata.

Obama sta tentando di tenere insieme una coalizione di sunniti anti-ISIS e la riluttanza turca, il più grande alleato sunnita della coalizione occidentale gli sta rompendo le uova nel paniere. L’addestramento delle truppe siriane occuperà del tempo e la partecipazione turca con truppe di terra potrebbe risultare vitale per le possibilità di successo della coalizione sul territorio siriano. I turchi, d’altronde, non potranno sopportare a lungo una minaccia così vicina al loro confine e pur con il rischio di fare un favore ai loro arci-nemici del PKK dovranno intervenire. Il parlamento, infatti, ha già approvato un intervento dell’esercito a difesa dei confini turco-siriani e il governo non si potrà tirare indietro a lungo. Nel mentre le forze occidentali stabiliscono i rapporti di potere nell’area il califfato ringrazia e si rafforza.





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