Grande barriera corallina, l’Australia preferisce i porti

Grande barriera corallina, l’Australia preferisce i porti

L’Unesco bacchetta…l’Italia? No, questa volta l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione e la cultura minaccia l’Australia. E non senza ragioni, se il governo del Queensland non provvederà a compiere sognificativi passi in avanti a difesa della grande barriera corallina (patrimonio mondiale dell’Umanità), nel 2014 questa potrebbe finire nella lista nera dei beni in pericolo


Sinora, dice l’Unesco, il governo dello stato del Queensland ha fatto progressi limitati nel prevenire lo sviluppo costiero e il suo “impatto negativo”, sulla barriera corallina. Ma il peggio sembra che debba ancora venire e non ci riferiamo alle bombe (fortunatamente disarmate) che nei giorni scorsi due cacciabombardieri americani hanno sganciato sul reef  per liberarsi dal peso in eccezzo.

 

Il mese prossimo, infatti, il ministro australiano per l’Ambiente, Beni e Acqua, Mark Butler deciderà se consentire l’espansione di un nuovo porto… indovinate dove? All’interno della Grande Barriera Corallina, l’ecosistema che ospita la più grande struttura vivente al mondo, che accoglie 6 specie di tartarughe marine , 30 specie di delfini e balene, habitat importante per il quasi estinto dugongo.

Il problema della grande barriera corallina è che si trova lungo la costa del Queensland, uno stato ricco di risorse minerarie, tra cui il carbone. Per facilitarne il trasporto s’è pensato di realizzare ad Abbot Point, località che cade giusto all’interno della barriera, un terminale che prevede il dragaggio di 3 milioni di metri cubi di materiale dal fondo dell’oceano per consentire l’accesso in porto alle navi di grandi dimensioni.
Secondo numerosi esperti, il dragaggio e il conseguente traffico marittimo potrebbe accelerare il declino di un reef già in gravi difficoltà. E adesso guai se gli australiani permettono di criticarci, magari a proposito di Pompei. (g.m)

GreatBarrierReef-EO





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