Giovanni Falcone, il giorno del ricordo

Giovanni Falcone, il giorno del ricordo

Capaci, 23 maggio 1993, ore 17.58 la mafia uccide Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro


La sera di quel 23 maggio del 1992 ci ritrovò attoniti. La mafia aveva alzato l’asticella della sua guerra e lo aveva fatto col tritolo. 500 chili piazzati sotto l’autostrada Capaci – Palermo, bastarono a fare una strage di uomini e di giustizia, massacrando il giudice Giovanni Falcone, la moglie, Francesca Morvillo, tre uomini della scorta e ferendo gravemente un quarto. 57 Falconebngiorni dopo “Cosa Nostra” replicherà con Paolo Borsellino, in quella domenica di luglio in Via D’Amelio nella quale il giudice rimase ucciso assieme ai cinque poliziotti che lo proteggevano. Altro tritolo esploderà nel ’93, a Roma, Firenze, Milano, altri morti, tra lo stordimento dei cittadini inermi, e uno sgomento che non troverà risposte. Non tutte.

Sono trascorsi 21 anni, fiumi d’inchiostro sono stati spesi, e parole, anche profonde, sincere e commosse, e ricostruzioni, inchieste e processi che alfine hanno riconosciuto in dodici affiliati a Cosa Nostra i mandanti delle stragi. La ricerca della verità però non è finita, non ancora. E non potrà esserlo fino a quando non sarà fatta luce completa sui momenti che seguirono la morte di Falcone, e sulla presunta trattativa Stato-Mafia che sarebbe costata la vita a Paolo Borsellino. Perchè il ricordo senza verità è mutilato, la giustizia impossibile.

Oggi, a 21 anni da allora, Palermo ricorda, l’Italia ricorda, i ragazzi delle navi della legalità ricordano. 21 anni fa ci ritrovammo attoniti, oggi dobbiamo chiederci come viviamo quel ricordo, dobbiamo chiederci se e in quale misura l’insulto mafioso lo consideriamo oltraggio a ciascuno di noi, alla nostra intima, personale libertà.   “Io non sono Robin Hood. – diceva Falcone – Io non sono un pilota kamikaze. Io non sono un monaco trappista. Sono semplicemente un servitore dello Stato in territorio ostile” . Quel territorio ostile è Italia, e lo Stato siamo noi. (g.m)





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