Francesco De Gregori: sinistra, slow food, No Tav e… il Papa

Francesco De Gregori: sinistra, slow food, No Tav e… il Papa

L’intervista che sta facendo discutere. Lo storico cantautore de L’italia siamo Noi ha detto la sua sulla situazione politica attuale.


Cosa occorre per creare un polverone mediatico? Probabilmente chiamarsi Francesco De Gregori, essere da sempre intercettato come cantautore impegnato di sinistra e rilasciare un’intervista nel 2013 nella quale si ammette di non apprezzare e di non votare più la sinistra.

Il polverone è assicurato e ce ne stiamo rendendo conto visto che l’intervista rilasciata da De Gregori ad Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera sta facendo parlare tutti, ma proprio tutti e i social network – Twitter in primis – sembra essere completamente impazzito per le dichiarazioni di colui che canta “La Storia siamo noi, siamo noi padri e figli, Siamo noi Bella ciao e partiamo”. Chi la pensa come lui, chi invece attacca le modalità e le parole superficiali, chi lo accusa e chi scherza su tutte le telefonate che Guccini sta ricevendo al posto suo, vista la plausibile confusione di chi legge con leggerezza e disattenzione.

Ma cos’è che ha fatto discutere? Cos’è che sembra così tanto strano e distante e difficile? Cos’è che Francesco De Gregori ha detto di giusto o di sbagliato? Quali sono i luoghi comuni in cui lo si accusa di essere caduto e soprattutto scaduto? Ecco alcuni passaggi chiave delle sue parole al Corriere della Sera, sulle ultime elezioni ha dichiarato senza problemi a chi ha dato il suo voto e perché:

“Monti alla Camera e Bersani al Senato. Mi pareva che Monti avesse governato in modo consapevole in un momento difficile. Sono contento di com’è andata? No. Oggi non so cosa farei. Probabilmente non voterei. Con questo sistema, tanto vale scegliere i parlamentari sull’elenco del telefono”.

Francesco De Gregori sostiene però di sentirsi sempre di sinistra, ma descrive duramente come vede la sinistra italiana adesso, nell’attuale situazione politica:

“È un arco cangiante che va dall’idolatria per le piste ciclabili a un sindacalismo vecchio stampo, novecentesco, a tratti incompatibile con la modernità. Che agita in continuazione i feticci del “politicamente corretto”, una moda americana di trent’anni fa, e della “Costituzione più bella del mondo”. Che si commuove per lo slow food e poi magari, “en passant”, strizza l’occhio ai No Tav per provare a fare scouting con i grillini. Tutto questo non è facile da capire, almeno per me”.

E parla anche di Grillo e della sua campagna elettorale:

“Ho trovato inquietante la campagna di Grillo, il suo modo di essere e di porsi, il rifiuto del confronto, le adunate oceaniche. Condivido i tagli ai costi della politica e la richiesta di moralizzazione che viene da molti e che Grillo ha saputo ben intercettare. Molti elettori e molti eletti del M5S sono sicuramente persone degne e capaci di fare politica. Ma questa idea della Rete come palingenesi e istituzione iperdemocratica mi ricorda i romanzi di Urania”.

Qual è la figura che attualmente Francesco De Gregori apprezza più di altre?

“Papa Francesco, la più bella notizia degli ultimi anni. Ma mi piaceva anche Ratzinger. Intellettuale di altissimo livello, all’apparenza nemico del mondo moderno e in realtà avanzatissimo, grande teologo e per questo forse distante dalla gente. Magari i fedeli in piazza San Pietro non lo capivano. Ma il suo discorso di Ratisbona fu un discorso importante”.

Se volete leggere l’intervista integrale, cliccate QUI. (b.p.)

 





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