Damiano Damiani è morto: addio al regista de La Piovra

Damiano Damiani è morto: addio al regista de La Piovra

A ricordarlo le parole di Michele Placido. L’ultimo saluto al regista che nel 1984 ha cambiato la storia della televisione italiana.


Si è spento iera sera, 7 marzo, nella sua abitazione romana, a causa di una insufficienza respiratoria Damiano Damiani. Lo ha confermato all’ANSA la figlia Sibilla. Il regista, che aveva compiuto novant’anni il 23 luglio scorso, era nato nel 1922 a Pasiano di Pordenone.

A ricordarlo Michele Placido, protagonista della serie tv che ha accompagnato la televisione italiana per vent’anni.

“Lo dico con il cuore e con le lacrime agli occhi: io a Damiano Damiani gli devo tutto. Non sarei diventato quello che sono adesso, Damiano mi ha fatto conoscere non solo in Italia ma nel mondo perché La piovra l’hanno vista e amata ovunque. Ha reso il personaggio del commissario Cattani il simbolo universale della lotta alla mafia e ancora oggi vivo di quella gloria”.

Sì perché Damiano Damiani ha avuto una carriera piena e intensa, una carriera che ha segnato l’Italia,  è stato un regista, scrittore, attore e sceneggiatore italiano, non solo televisivo.

 

 

Segnalatosi nel 1960-62 con la trilogia psicologica Il rossetto, Il sicario e L’isola di Arturo (tratto dall’omonimo romanzo di Elsa Morante), fu poi esponente del filone politico-civile con Quien sabe? (1967), Il giorno della civetta (1968), tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica (1971), forse il suo esito migliore, L’istruttoria è chiusa: dimentichi (1972), Perché si uccide un magistrato (1974), Io ho paura (1977), L’avvertimento (1980), Amityville Possession (1982), Pizza Connection (1985), L’inchiesta (1987), Il sole buio (1989), L’angelo con la pistola (1992).

Michele Placuido prosegue:

“Abbiamo lavorato insieme tante volte e frequentato tante serate. E’ stato un regista che mi ha formato più di tutti, mi ha fatto amare il cinema americano più di quanto lo amassi, è stato per me una grande scuola, un maestro vero”.

 

(b.p.)





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