Crisi di governo: un “gesto folle” per Enrico Letta

Crisi di governo: un “gesto folle” per Enrico Letta

Giornate convulse per l’esecutivo a causa delle dimissioni in massa dei ministri


Questo è il momento peggiore per una crisi di governo che mina la fiducia nel Paese e costituisce una vera e propria minaccia per i conti pubblici. L’Italia non è ancora in linea con tutte le richieste di Bruxelles: ha superato il 3% di deficit, non ha iniziato a ridurre il debito ed è indietro sulle riforme. Il bel Paese non ha né preparato la finanziaria, né completato la definizione precisa delle coperture dell’abolizione dell’Imu che Bruxelles si aspetta entro il 15 ottobre. La crisi di governo evoca inoltre lo spettro Troika per l’Italia e l’incubo che da anni Roma tenta di scacciare, quello di perdere ogni tipo di sovranità economica per deficit eccessivo, seguendo le orme della Grecia, sembra delinearsi sempre più.

 

Il caos politico scatenato in questi giorni potrebbe, infatti, portare ad un commissariamento del nostro Paese.

 

Berlusconi ha staccato la spina all’equilibrio del governo. È così dopo un pranzo ad Arcore con i suoi avvocati, Denis Verdini e Daniela Santanché, il Cavaliere ha diramato un comunicato al vetriolo in cui accusava il premier di non aver rispettato «il patto di maggioranza» aumentando l’Iva e dandone la colpa al Pdl. L’ex capo del governo però è andato oltre ordinando alla delegazione ministeriale pidiellina di rassegnare subito le dimissioni.

 

Le reazioni nel Pdl sono state le più disparate: se i falchi hanno cantato vittoria, le colombe si sono adeguate. Tra i dissidenti, alza il dito Cicchitto: «Ritengo che una decisione di così rilevante spessore politico – spiega l’ex socialista – avrebbe richiesto una discussione approfondita e quindi avrebbe dovuto essere presa dall’ufficio di presidenza del Pdl e dai gruppi parlamentari».

 

Ma l’ex premier, a quanto pare, non ha affatto intenzione di fare passi indietro pronto ad aprire la crisi. Silvio Berlusconi ha spinto i ministri Pdl alle dimissioni in nome di una tassa, definita «odiosa vessazione». E contro l’ex premier, si scaglia Letta: “Gesto folle per motivi personali”, ha commentato.

 

«L’irresponsabilità sta salendo a livelli che non erano razionalmente valutabili, siamo ad una crisi al buio che non si vedeva dal dopoguerra», si indigna Guglielmo Epifani. Il leader Pd è rimasto spiazzato, ma non sorpreso, dall’ultima mossa del Cavaliere che «sono un ulteriore azione di sfascio per l’azione del governo».

 

La decisione dell’ex capo del governo rappresenta anche agli occhi di diversi esponenti del Pdl un gesto estremo per uscire dall’angolo tentando di andare alle urne a novembre per giocarsi la sua campagna elettorale, contando sulla possibilità di fare ricorso contro la sentenza della corte d’Appello di Milano chiamata a ricalcolare i tempi dell’interdizione ed impedire che, a Camere sciolte, si voti la sua decadenza da parlamentare.

 

E ora si attendono le mosse del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che a Napoli ai giornalisti, che lo aspettavano a Villa Pignatelli per un incontro con la comunità ebraica, ha così commentato: “Preoccupato? Non mi fate domande ingenue” – “Fate domande di una ingenuità mai vista…”.

 

Enrico Letta, dal canto suo, è pronto ad affrontare la sfida lanciata da Silvio Berlusconi: l’ultimo scontro, quello decisivo, si giocherà sul terreno parlamentare. E si basa sulla speranza che il disappunto di quanti nel Pdl – a cominciare dai ministri – non sapevano nulla dell’imminente strappo del Cavaliere, si trasformi in qualcosa di più di un semplice malumore. L’auspicio, inconfessabile sinora, è che il Pdl si spacchi, permettendo al governo di andare avanti.

 

Dal Colle però trapela poco. La situazione è intricatissima e l’unico punto fermo è che il presidente della Repubblica non scioglierà le Camere se prima non sarà approvata la legge di stabilità e una riforma della legge elettorale. A condividere ciò anche il presidente del consiglio ed il Pd. Letta vuole presentarsi alle Camere e, come dice il viceministro Stefano Fassina, «non si andrà ad elezioni perché troveremo una soluzione in Parlamento: sono sicuro che in Parlamento c’è una maggioranza in grado di evitarlo». Ma per un governo di scopo non si potrà contare sul M5S: Beppe Grillo non ha dubbi che a questo punto bisogna tornare subito al voto.

 

Dall’Europa non arriva alcuna reazione ufficiale. È sceso il silenzio a Bruxelles, come a Berlino o a Parigi. Ma nei palazzi della Ue si respira tutta la preoccupazione per una crisi di governo a Roma.

 

Come salvare l’Italia dallo sfacelo? È quello che si chiedono in molti. E c’è chi invoca le elezioni subito, ma c’è bisogno veramente di indire nuove votazioni? I prossimi mesi saranno per cuori forti. Nel frattempo si attendono le mosse di Napolitano.

(r.b.)

 

Che tempo che fa – Il Presidente del Consiglio Enrico Letta 29/09/2013

 





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