Cos’è il Waterboarding, la tortura della CIA

Cos’è il Waterboarding, la tortura della CIA

Con il nuovo video dell’ostaggio dell’ISIS britannico John Cantile si torna a parlare di waterboarding, la tortura usata dalla CIA per interrogare i jihadisti a Guantanamo


Il Waterboarding è recentemente tornato agli onori delle cronache dopo il video dell’ostaggio inglese John Cantile in cui riferisce che lui e altri ostaggi subiscono il waterboarding in quello che è un macabro contrappasso. I detenuti, infatti, sono vestiti con le stesse divisi arancioni rese famose dalle foto di Guantanamo e la stessa CIA ha rivelato di aver usato il waterboarding su almeno tre prigionieri: Abu Zubaydah, Khalid Sheikh Mohammed e Abd al-Rahim al-Nashiri.

Ma cos’è il waterboarding?

Il waterboarding è una forma di tortura che utilizza l’acqua dove l’individuo è messo su di un asse inclinato con la testa rivolta verso il basso, un panno messo sulla faccia. Su questo panno viene rovesciata dell’acqua in modo da dare la sensazione dell’annegamento al prigioniero. La tortura può causare forte dolore, deprivazione di ossigeno, danni ai polmoni, danni al cervello dovuti alla deprivazione di ossigeno, ossa rotte a causa dei movimenti inconsulti, danni psicologici e morte. La causa di morte principale per le vittime di waterboarding è l’aspirazione di vomito. Il waterboarding è conosciuto dagli anni dell’inquisizione spagnola ma nel 2004 se ne è tornato a parlare negli Stati Uniti. Newsweek ha dichiarato che esisteva un memorandum, il memorandum Bybee, in cui venivano descritte tecniche di interrogatorio considerate legali in un interrogatorio su di un sospettato di terrorismo e il il waterboarding è compreso tra queste. Nel 2007 il presidente Bush ha bandito l’utilizzo della tortura durante gli interrogatori ma negli anni si sono rincorse le voci riguardo il continuo utilizzo della tecnica di interrogazione nelle cosiddette prigioni extra-territoriali, cioè luoghi di detenzione della CIA in stati “amici”.

Nell’agosto 2008 il giornalista e intellettuale anglo-americano Christopher Hitchens, fermo oppositore di quello che lui chiamava Islamofascismo decise di sottoporsi al waterboarding per provare sulla propria pelle ciò che molti commentatori, più morbidi di lui nei confronti dell’Islam estremo, descrivevano come una tortura inumana e al di fuori della convenzione di Ginevra. Il risultato della sua esperienza è stato un articolo per Vanity Fair dal titolo: “ Credetemi, è tortura”. Hitchens concludeva il suo articolo parafrasando la famosa frase di Lincoln “ Se la schiavitù non è sbagliata allora nulla è sbagliato”. Se il waterboarding non è tortura non esiste la tortura.





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