Conclave, il rito, il papa nero

Conclave, il rito, il papa nero

Nel pomeriggio il via del Conclave, il mondo guarda tra curiosità e speranza


Gli occhi del mondo puntati su Roma, su quel comignolo di latta dal quale, nel tempo di Twitter, sarà ancora, come sempre, una fumata bianca ad annunciare, chissà quando forse prestissimo, l’elezione del nuovo Pontefice. Il rito si ripete in un insieme di gesti lenti dei quali ci sfugge il senso pieno e non bastano gli inserti speciali dei giornali a spiegarci ogni cosa, gli interventi degli esperti in tv, le precisazioni dette e reiterate. In questa contemporaneità dove la comunicazione è tutto e la velocità pure, 115 cardinali “ispirati da Domineddio” si isolano dal mondo per eleggere l’uomo che parlerà al mondo.
Non parlerà per conto di una nazione, non parlerà a nome degli interessi di un paese, di un gruppo finanziario, di una banca, di un’azienda multinazionale; il Papa parlerà all’essere umano, qualsiasi essere umano, qualunque siano le sue convinzioni, i suoi interessi, la sua fede o la sua non fede. Parlerà all’essere umano in quanto persona, in quanto portatore di vita. E questa continua ad essere la cosa più straordinaria del papato, che si sia d’accordo o meno con i principi dichiarati.

E allora anche il colore del Papa è un dettaglio secondario. L’artista afro americano Charles White (1918), nel 1973 disegnò così il suo Papa nero. Un uomo sandwich con una croce sulla fronte e la mano che riproduce il simbolo della pace. Sul viso tutta la tristezza della sua condizione. (a.d)

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