Aumenti Iva e Accise: ecco quanto costeranno agli italiani

Aumenti Iva e Accise: ecco quanto costeranno agli italiani

Guida ai rincari made in Italy, cala la scure sulle teste delle famiglie e delle imprese


Secondo la legge ora in vigore “a decorrere dal 1° ottobre 2013, l’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto del 21% è rideterminata nella misura del 22%” (articolo 40 comma 1 -ter D.L. 6 luglio 2011 n. 98). Con la paralisi dell’azione del governo è, infatti, lontana la possibilità di approvare, con apposito decreto legge, lo slittamento al 1° gennaio 2014 dell’aumento di un punto dell’Iva ordinaria.

Da oggi, 1° ottobre, scatta così l’aumento dell’Iva ordinaria, che passa, appunto, dal 21 al 22%, e tra un pò toccherà alle accise. La necessità di bilancio statale, è di recuperare con questo aumento fiscale un miliardo di euro.

La crisi italiana come una scure piomba sulle teste delle famiglie portando un ulteriore aggravio per le stesse, ma anche per le imprese.

Si tratta di un salasso che colpirà, indistintamente, tutte le fasce sociali e inciderà sui prezzi di numerosi prodotti e servizi. Ad essere penalizzate maggiormente, però, saranno le famiglie con redditi più bassi e, cioè, con minor capacità di spesa. Questo giro di vite porterà una caduta nei consumi, che si prevede del 3%, ed un’ecatombe del commercio: a lanciare l’allarme è il Codacons.

Una raffica di rincari scatterà domani in tutti i settori, per effetto dell’aumento dell’ Iva dal 21 al 22%. Una stangata che arriverà a costare fino a 349 euro a famiglia su base annua, ma che potrebbe avere ricadute ben più ampie per le tasche degli italiani, se si tiene conto degli arrotondamenti dei listini e dell’aumento dei prezzi dei prodotti trasportati“, sottolinea il Codacons.

Ma non è finita, accanto all’aumento dell’Iva ci sarà, infatti, il prossimo 10 ottobre anche quello delle accise per vini e alcolici.

E se gli alcolici italiani rischiano di dare alla testa non è solo per colpa della loro gradazione, ma soprattutto dei rincari fiscali: si tratta, per ora, di quaranta centesimi di euro in più al litro per le bevande con oltre quaranta gradi.

Il rincaro per il vino avvicina l’Italia ai Paesi europei più penalizzanti: il primato va alla Svezia, seguita da Danimarca e Islanda, con Iva al 25%.

Un’imposta più cara significa prezzi più alti e, dunque, un ostacolo agli acquisti dei consumatori. Fra nove giorni, invece, sarà il turno delle accise. Sono ben due i decreti che prevedono un aumento, ma non ci si limiterà al solo mese di ottobre. Ad appesantire la stangata, una seconda batosta e poi una terza. Il secondo rincaro sarà quello del 1° gennaio 2014 e un anno esatto dopo ve ne sarà addirittura un altro.

Le imprese sono in fibrillazione da diverso tempo, considerato che alle tasse si aggiungono i costi burocratici e anche le fideiussioni sull’alcool nei confronti dello Stato italiano.
La situazione attuale dell’esecutivo non sembra far presagire alcunché di buono se solo pensiamo ai nostri cugini d’Oltralpe. Il confronto è inevitabile con i celebri produttori di vino e alcolici francesi: l’Iva che viene applicata è leggermente inferiore, vale a dire il 19,6%.

(r.b.)





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